Se la Russia è costretta a fermare la guerra
MONDO. Il bivio tra guerra e pace è spesso molto stretto. Lo spazio, per sterzare in un senso o nell’altro, deve tenere conto anche dei tempi giusti o delle necessità contingenti.
Ma in che situazione è oggi la Russia? Le dinamiche internazionali, quelle politiche e la crisi economica a Mosca costringeranno Vladimir Putin ad ammorbidirsi al tavolo negoziale per concludere finalmente una tregua? Come ha dimostrato anche la guerra nel Golfo Persico, il Paese potenzialmente più forte - se non vince la blitzkrieg in pochi giorni - finisce alla fine per impantanarsi in un conflitto costoso, lunghissimo e impopolare. In breve, si infila in un tunnel buio senza via d’uscita. Ora, se Donald Trump riuscirà a venirne fuori in Iran (anche con qualche osso rotto), ad Est Putin potrebbe prenderlo ad esempio. Anche perché molte delle speranze passate del Cremlino - di non pagare pegno per l’errore catastrofico di iniziare l’«Operazione militare sepciale» in Ucraina nel 2022 - sono legate proprio al presidente americano, che rischia di venire ridimensionato dal voto Usa di Midterm a novembre.
La conquista del Donbass
Oltre agli aspetti psicologico, diplomatico e politico vi è quello militare. Le truppe del Cremlino, che stanno preparando l’attacco di primavera, si trovano a 14 e a 17 chilometri da Slovjansk e Kramatorsk, i due ultimi grandi centri del Donbass in mano di Kiev. Putin intende conquistarli per completare la «liberazione» e per arrivare così al confine amministrativo delle oblast. Ci riuscirà entro il 31 agosto? Gli analisti militari sono scettici. Ma a settembre sono previste le elezioni parlamentari alla Duma: la popolarità di Putin è in caduta libera e la popolazione è stanca di ostilità durate più della Seconda guerra mondiale.
Ma a settembre sono previste le elezioni parlamentari alla Duma: la popolarità di Putin è in caduta libera e la popolazione è stanca di ostilità durate più della Seconda guerra mondiale
Inoltre il blocco del traffico dati sugli smartphone e quello delle «Vpn» hanno provocato gravi problemi quotidiani e anche il più entusiastico sostenitore dell’attuale Amministrazione del Cremlino è irritato. La crisi economica poi morde. Stando alla mirabile analisi dell’autorevole specialista Vladislav Inozemtsev, il punto di non ritorno è già stato superato. C’è il pericolo di iniziare a raccogliere presto i primi pezzi di una «macchina» che tende a frantumarsi. Ne è una conferma la notizia che la Banca centrale sta vendendo oro per colmare i buchi di bilancio. Che non sono buchi, ma voragini su un terreno argilloso. Intanto -1,8% di Pil solo nel primo bimestre 2026.
La Russia oggi
È vero, Putin ha anteposto «la vittoria» a tutto, ma la Russia di oggi non è l’Urss del 1941. Oligarchi, semplici imprenditori e gente comune vogliono che venga fermato questo inutile spargimento di sangue. Si vuole tornare a «vivere normalmente». Come ci confermava un funzionario russo, le perdite umane sono pesanti. E da un report della Banca centrale la mancanza di forza lavoro è oggi cronica. Ultimi due elementi. Primo, da marzo gli ucraini hanno messo a soqquadro le principali strutture energetiche nella zona europea (dal Baltico al Mar Nero) bombardandole con droni e missili. Hanno dimostrato anche di aver raggiunto un’evoluzione tecnologica in grado di colpire Mosca, fin qui evitata su invito occidentale.
Secondo, Kiev ha ottenuto 90 miliardi di euro dall’Ue per rimanere in piedi, mentre Mosca è in crisi finanziaria e solo l’allentamento delle sanzioni Usa sul petrolio russo - per volere dell’«amico» Donald - le ha dato fiato. In sintesi, si stanno profilando condizioni che potrebbero costringere Putin a fermarsi nei prossimi mesi. Ma non ci si faccia troppo affidamento. La sua battaglia «esistenziale» potrebbe portare la Russia a sbattere contro un muro.
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