Sostegno europeo ma Putin
non cede

Bisogna essere in due a volere la pace, che, di solito, si fa con i nemici. Il problema di fondo è che chi ha provocato la presente tragedia all’Est - non lo si dimentichi, per ragioni ideologiche sognando la rinascita di un impero - non ha raggiunto gli obiettivi postisi alla vigilia della «campagna militare speciale». Uscire pertanto dal pantano ucraino non sarà affatto facile, nonostante si possano aprire delle finestre temporali in cui le parti in causa siano capaci di intravvedere una qualche convenienza, almeno per un cessate il fuoco.

Sostegno europeo ma Putin non cede
Da sinistra il presidente romeno Iohannis, Zelensky, Draghi, Scholz e Macron a Kiev
(Foto di ansa)

L’importante è, però, che nel frattempo si costruiscano le condizioni psicologiche, militari, politiche e diplomatiche, affinché si faciliti la creazione del raggiungimento delle condizioni per iniziare a negoziare. La visita a Kiev di Draghi, Macron e Scholtz, i tre maggiori leader dell’Unione europea, è da inquadrarsi in questa ottica. Il segnale, trasmesso alla comunità internazionale, è fortissimo: i Ventisette sono della partita e stanno con l’Ucraina. Ma attenzione: nella mentalità russa chi è pronto a fare concessioni viene etichettato come un debole. Ecco la ragione per cui, fin dalla Guerra fredda, Mosca ha sempre considerato gli Stati Uniti come unico interlocutore dell’Occidente.

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