Un «botta e risposta» che avvelena il clima

ITALIA. Chi dà i soldi per pagare la campagna per il «No» al referendum di marzo? La domanda che il ministro della Giustizia, Norberto Nordio, ha inviato all’Associazione Nazionale Magistrati ha offeso il suo presidente, Cesare Parodi, e ha provocato le vibrate proteste dell’opposizione.

«Siamo alla schedatura!», «Questa è una intimidazione!», «Peggio, si stilano le liste di proscrizione!», e chi più ne ha, più ne metta. Il dissenso dei quartier generali di Pd e Avs è arrivato dritto nelle stanze di Nordio, da cui è partita la missiva diretta all’Anm a firma del suo capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi. Missiva inviata perché Enrico Costa, deputato di Forza Italia da sempre anima delle battaglie del centrodestra contro «la magistratura politicizzata» e «le correnti» eccetera eccetera, ha esercitato il diritto del mandato ispettivo di cui godono i parlamentari, rivolgendosi dunque al Guardasigilli per sapere il come e il quanto di quei finanziamenti, per una campagna anche parecchio contestata per il suo carattere eccessivamente semplificativo («Non volete che il giudice sia controllato dal governo? Allora votate No») e per evitare possibili conflitti di interessi.

Il botta e risposta

Di per sé la richiesta non è stata una mossa ostile di Nordio all’indomani delle parole (pesanti) sulla «paramafiosità» delle correnti della magistratura: il ministero si è limitato a fare da passacarte ad una richiesta parlamentare cui non poteva non rispondere. Cesare Parodi, presidente dell’Anm, ha risposto che il comitato per il No lo ha promosso l’Associazione magistrati, che però con l’Anm non ha nulla a che fare: è autonomo, si è costituito davanti ad un notaio, e i nomi dei finanziatori vanno chiesti al comitato stesso. Tuttavia è sufficiente andare sul sito del Comitato «GiustodireNo» o della stessa Anm e vedere che i membri del comitato sono tutti magistrati, a cominciare da Parodi, da Antonio Diella, magistrato di Taranto e presidente esecutivo, e Marinella Graziano, giudice di Santa Maria Capua Vetere e vicepresidente dell’organismo ritenuto autonomo.

Un «botta e risposta» di cui non c’è da stupirsi, e anzi c’è da aspettarsi che da adesso al 23 marzo ogni giorno che passerà sarà sempre peggio, da una parte e dell’altra. L’Anm vuole vendere la pelle a carissimo prezzo, e il centrodestra non ha intenzione di fare sconti di sorta. Anche perché la presunta «neutralità» del governo di fronte all’esito del referendum proclamata da Meloni, qualunque sia l’esito, è uno scudo di carta velina. È chiaro che il risultato avrà un fortissimo effetto politico: o schiaccia una volta per tutte le correnti della magistratura, oppure indebolisce il governo, e magari provoca una corsa alle elezioni anticipate.

Del resto, le bastonate che entrambi i fronti sferrano nei confronti degli avversari dicono che così finirà. Da Gratteri - portavoce del «No», che bolla chi voterà per il sì come un indagato o massone deviato o losco affarista -, allo stesso Nordio - che attacca le correnti dicendo che il loro è un sistema di potere «paramafioso» -. Ma se quella di Gratteri, procuratore capo di Napoli, suona come una gaffe (offende l’elettorato) da parte di un alto magistrato qual è, quella di Nordio - a suo dire - era «una citazione» di una intervista mai smentita di Nino di Matteo, magistrato siciliano icona della lotta alla mafia, ben visto dalla sinistra, che tuttavia pensa (o pensava) che le correnti dei giudici agiscano in modo «mafioso». Il ministro Nordio dice di avere in tasca altre citazioni simili a questa, e che ne tirerà fuori una al giorno per mettere in imbarazzo la sinistra e tutto il suo mondo. Staremo a vedere, ma certo non sarà un bello spettacolo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA