(Foto di Colleoni)
ITALIA. Era il favorito nei numeri della vigilia, si è confermato nelle urne. Gianfranco Gafforelli è il nuovo presidente della Provincia. Una vittoria che viaggia (anche) sulle spalle dei piccoli Comuni, arrivati con una partecipazione ben superiore agli ultimi anni.
Per il centrodestra la battaglia era cruciale, e lo spiegamento di forze è stato a tappeto, giocando pure sull’arma dell’affluenza: lo stesso Gafforelli ha percorso palmo a palmo tutta la Provincia, ma a muoversi sono state anche le segreterie di partito e gli «istituzionali», a partire dai consiglieri regionali. Una «potenza di fuoco» difficile da contrastare per il presidente uscente, Pasquale Gandolfi, che ha puntato sul suo ruolo istituzionale, anche di guida dell’Unione delle Province italiane, e sui risultati positivi del governo condiviso di questi anni. È finita 52% contro 48%, circa tremila voti ponderati. Un distacco netto ma non clamoroso, a fronte dei diecimila punti di vantaggio «teorici» da cui partiva il centrodestra se si guarda alle ultime elezioni del Consiglio provinciale. E dunque il presidente uscente è riuscito a ottenere un consenso complessivo superiore a quello ipotizzabile per la sua area politica: un anno e mezzo fa i «Democratici e civici per la Bergamasca» avevano incassato circa 35mila punti, oggi Gandolfi ne ottiene 39mila.
D’altra parte per il centrodestra è certamente una vittoria vera di coalizione: la candidatura di Gafforelli – un profilo moderato, capace di esercitare richiamo anche sulle liste civiche – è nata da un’intesa tra i partiti, che sono stati poi in grado di portarla avanti e sostenerla nonostante dei malumori fossero emersi da più parti. Ora questa unità sarà messa velocemente alla prova: dalle deleghe in Consiglio provinciale, alle nomine nelle società partecipate, la primavera porterà decisioni importanti, in cui si capirà effettivamente il clima della coalizione. Il neo presidente, che torna al vertice di Via Tasso dopo la prima esperienza dal 2018 al 2021, ha annunciato l’intenzione di muoversi velocemente con la prima convocazione del Consiglio provinciale.
Quel che è certo, intanto, è che il risultato di domenica sera sancisce la fine delle larghe intese, con il centrodestra che ha i numeri – e tutta l’intenzione – di governare da solo. Con Forza Italia che può gongolare per la vittoria del candidato che aveva indicato, Fratelli d’Italia che non vede l’ora di entrare nei giochi dopo anni – per scelta – ai margini degli accordi trasversali, e la Lega che dovrà trovare – o mantenere – i suoi spazi dentro i nuovi equilibri che vanno prendendo forma.
Il tutto tenendo conto del disegno di un ente che comunque è pensato come «Casa dei Comuni», e che in una Provincia con un grande numero di realtà civiche, non dovrebbe (condizionale quanto mai appropriato) essere solo faccenda di segreterie di partito. Gafforelli in queste settimane ha parlato di un «tavolo permanente dei sindaci» per condividere le decisioni, e di una Provincia che «sappia decidere»: sono le sfide a cui è chiamato, a partire già da questa mattina.
Il voto «polarizzato» tra schieramenti (specialmente rispetto al 2021, quando il candidato era unico) ha certamente favorito la partecipazione, ma al di là dei rapporti di forza, quelle code al seggio già alle 8 del mattino sono un segnale positivo, di interesse degli amministratori comunali per il governo della Provincia e il suo futuro.
Tra sei mesi, a quel seggio dovranno tornare di nuovo, per il Consiglio provinciale. Uno «slittamento» che fa parte del funzionamento di quella legge Delrio che tanti dicono di voler modificare. Se ne parla da tempo, chissà che questo quadriennio che si apre a guida Gafforelli non sia segnato anche, a livello romano, da un «tagliando» alla norma che compie ormai 12 anni.
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