A Seriate la Via Crucis in memoria delle vittime del Covid - Foto

LA GIORNATA DEL RICORDO. Iniziative in molti comuni della provincia tra cui Alzano e Nembro.

Ha preso le mosse dalla zona esterna alla camera mortuaria dell’ospedale Bolognini, la Via Crucis che si è svolta lunedì sera a Seriate nella Giornata Nazionale di ricordo delle vittime del Covid. Quattro anni fa i camion militari portarono le bare riunite nella chiesa di San Giuseppe per essere cremate in altre città.

Lunedì centinaia di persone hanno percorso le vie che conducono alla chiesa seguendo la croce, portata dai giovani, famiglie, coppie di fidanzati, religiose. La Via Crucis si è aperta ricordando le parole che il Vescovo Francesco Beschi pronunciò il 13 marzo del 2020 in quella Via Crucis che si celebrò in Cattedrale: «La Via Crucis è intensissima esperienza di fede, capace di abbracciare tutte le pieghe della nostra esistenza, fino nei suoi lati più oscuri; la Via Crucis ci consegna la speranza che scaturisce dalla Morte e Risurrezione di Gesù; la Via Crucis ci offre i grandi doni del suo perdono e della sua benedizione. Questi doni il Signore li affida alla sua Chiesa e io oggi li offro a voi». Oltre ai sacerdoti della parrocchia con il parroco don Mario Carminati, ci sono i sindaci della zona e i direttori dell’ospedale Bolognini Marco Passaretta e del Papa Giovanni, Francesco Locati.

Nel pomeriggio, sempre a Seriate, Gianluigi Trovesi e Marco Remondini al teatro Aurora hanno accompagnato con la musica alcuni pensieri scritti dal personale sanitario dell’Asst Bergamo Est in ricordo dei colleghi che sono mancati a causa della pandemia.

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Alzano, sgorga acqua dalla «Fontana della vita»

Una settantina di persone ha partecipato alla commemorazione delle vittime del Covid in piazza Italia ad Alzano Lombardo, di fronte alla basilica di San Martino. Alla presenza del sindaco Camillo Bertocchi e del parroco don Filippo Tomaselli, si è svolto un momento di raccoglimento. La tromba degli Alpini ha intonato l’Inno di Mameli cantato da tutti i presenti. Poche parole, molti occhi lucidi. Il sindaco ha ricordato i camion militari che trasportavano le bare, don Filippo ha invocato «la pace eterna per le vittime della pandemia» e «conforto e speranza per i familiari che non hanno potuto assisterle».

Poi la tromba ha suonato il Silenzio durante attimi carichi di commozione, così come emozionanti sono stati i rintocchi delle campane. Un ragazzo ha letto i versi della poesia «La morte non è niente» di Henry Scott Holland, poi dalla nuova «Fontana della vita», inaugurata il 12 novembre e dedicata alle vittime del Covid, è cominciata a sgorgare l’acqua. «La nostra intenzione – ha confidato il sindaco a margine della cerimonia – è che la fontana, chiusa in inverno, torni a zampillare ogni 18 marzo».

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A Nembro la presentazione del libro di Claudio Cancelli e don Matteo Cella

Sguardi lucidi ma anche tanti sorrisi in un auditorium Modernissimo di Nembro riempito in ogni sua fila, lunedì sera, per la presentazione di «Carovane. La tempesta del Covid e il futuro di una comunità», il libro scritto dagli ex curato e sindaco del paese seriano, don Matteo Cella e Claudio Cancelli. Un testo che racconta la re-azione di un paese.

«Ci è sembrato importante ripercorrere questa storia perché contiene picchi di dramma ma anche di esemplarità - ha detto don Cella -: abbiamo voluto ragionare su una comunità che è stata capace di non disperdersi», perché «se una comunità non coglie ciò che la cambia, è una comunità che sta tradendo anche le persone che sono venute a mancare» ha aggiunto Cancelli. Sollecitati da un giovane dell’associazione «Migliori di così» a cui vanno i proventi del libro, ex sindaco e curato hanno rimarcato «la differenza tra ripartenza e rinascita: il Covid non è una parentesi da chiudere, non puoi non prendere sul serio quel che è stato». Ecco allora che la visione di futuro che emerge nella seconda parte del libro si fonda sulle relazioni, un «patrimonio da non disperdere» e che questo libro racconta magnificamente, dando il giusto tributo a gente che del Covid ha saputo mantenere in sé «l’altra metà: non il lutto, la vita».

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