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Giovedì 12 Febbraio 2026
Sostegno all’Ucraina. I giochetti di Vannacci e i rischi per il governo
ITALIA. I «futuristi» hanno votato «no» sul merito del decreto e «sì» sulla fiducia posta dal governo, cercando di salvare coerenza e interesse.
Esordio parlamentare dei «futuristi» o vannacciani, intendendo il pugno di deputati di estrema destra usciti dalla Lega per aderire al nuovo partito fondato dall’ex generale Roberto Vannacci. Chiamandosi (fino a possibili dispute legali) «Futuro Nazionale», i suoi adepti possono fregiarsi dell’appellativo «futuristi» che certamente li renderà orgogliosi. E dunque questa pattuglietta parlamentare nella votazione sul decreto che rifinanzia gli aiuti civili e militari dell’Italia all’Ucraina hanno cercato di salvare capra e cavoli, ovvero coerenza e interesse. Hanno dunque votato «no» sul merito del decreto e «sì» alla fiducia che il governo aveva posto sul provvedimento. In questo modo potranno continuare la loro propaganda «pacifista» che gli avversari definiscono più semplicemente filo-russa o putiniana e quindi anti ucraina, e nello stesso tempo si sono tenuti aperti la porta per stare dentro il perimetro della maggioranza di governo, fuori della quale li potremmo presto dimenticare come, per dire, i polacchi del «partito della birra». Un atteggiamento, il loro, che ha fatto storcere il naso innanzitutto ai leghisti, compagni di strada traditi da Vannacci, che si sono anche allontanati dall’aula in segno di disprezzo più che di dissenso. Ma il comportamento della «destra-destra forte», come si definiscono loro, ha irritato anche Forza Italia (Tajani: «Quelli sono come l’AfD tedesca», cioè neonazisti) e i Fratelli d’Italia che si erano già espressi per bocca del ministro della Difesa Crosetto che si è dichiarato in aula «orgoglioso della linea del governo italiano che sin dall’inizio è corso in aiuto di un popolo e di una nazione sovrana aggrediti dall’invasore russo».
Contraddizioni
Da notare che il giochetto dei «futuristi» non funzionerà quando si tratterà di votare il decreto al Senato, dal momento che a Palazzo Madama si vota una volta sola un provvedimento su cui il governo abbia posto la fiducia. Cosa si inventeranno? Non possono votare né sì né no, e nemmeno astenersi perché al Senato equivale ad un «no». Probabilmente marcheranno visita, come si dice nell’esercito, e si daranno assenti. Quanto è successo al centrodestra ha dato però modo a Carlo Calenda di spargere sarcasmo sul cosiddetto campo largo: poiché a sinistra solo il Pd ha votato a favore del provvedimento (e ovviamente contro la fiducia) mentre M5S e AVS hanno sparato due secchi no, Calenda ha potuto commentare: «Il vannaccismo è più diffuso a sinistra che a destra contando i numeri parlamentari». Come a dire che la tendenza filo-putiniana accomuna sia l’estrema sinistra che l’estrema destra.
La Lega
C’è però un elemento che probabilmente preoccupa Giorgia Meloni. E cioè: poiché Vannacci rappresenta da solo un pacchetto di voti consistente a spese soprattutto della Lega e in parte di Fratelli d’Italia, Salvini potrebbe essere tentato nell’ultima parte della legislatura che precede le elezioni del 2027 (o prima, vedremo) di accentuare la sua linea destrorsa sull’Ucraina e Putin, sulla sicurezza, i migranti, ecc. Se avvenisse, aumenterebbe le tensioni nella maggioranza, soprattutto con Forza Italia.
C’è però un «ma»: il tradimento di Vannacci è stato perdonato a Salvini da tutti i capi leghisti (Zaia, Giorgetti, Fedriga, Fontana, ecc. ) che anzi hanno tirato un sospiro di sollievo per non avere tra loro un generale un po’ troppo nostalgico del color nero. Se Salvini andasse più a destra per inseguire l’autore del «mondo al contrario», forse questa volta i «colonnelli» potrebbero alzare la testa e mettere in discussione lo stesso segretario del loro partito. Finora non hanno mai mostrato molta decisione, ma in politica vale il detto «mai dire mai».
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