(Foto di Bedolis)
LA SPERIMENTAZIONE. Dal 1° marzo visite mediche decisive solo nella sede Inps di Bergamo, non più sul territorio. I sindacati: «Disagi per chi arriva dalla provincia». A Brescia tempi di definizione passati da un mese a quattro.
Mancano dieci giorni a domenica 1° marzo, quando si estenderà anche alla provincia di Bergamo la sperimentazione della riforma delle politiche sulla disabilità. L’ultima tappa del conto alla rovescia è stata segnata ieri mattina, quando i vertici bergamaschi dell’Inps, in testa il direttore Corrado Micheli, hanno incontrato la rappresentanze territoriali di Cgil, Cisl, Uil e i rispettivi patronati. Il risultato del summit, in sintesi, è questo: i sindacati restano allarmati sui tempi della burocrazia, mentre l’Inps, che pure ha dato rassicurazioni sull’impatto che la riforma avrà sull’utenza, ha preferito non rilasciare note ufficiali.
La riforma della disabilità, varata per legge nel 2024, entrerà a regime in tutta Italia dal 1° gennaio del 2027. Già oggi, però, chi la sperimenta, come la vicina Brescia, fa i conti con diversi problemi: il certificato medico introduttivo, compilato tipicamente dal medico di base (ma in libera professione), diventa più complesso e costoso per l’utenza; mentre la visita medica decisiva avviene nell’Unità valutativa di base allocata presso la sede Inps, e non più nelle commissioni sul territorio. Con due conseguenze: la fatica dell’utenza nel recarsi in un unico punto, e la fatica dell’Inps (ora titolare unico dell’accertamento sanitario) nel reperire e nell’organizzare il personale medico e gli uffici.
A preoccupare i sindacati e i patronati è l’esempio di Brescia dove si è passati da un mese circa per il completamento di una pratica (con l’attivo coinvolgimento dei patronati, ora invece esclusi da questa prima fase: potranno entrare in gioco nella seconda fase, per la stesura del nuovo Progetto di Vita personalizzato), a quattro o addirittura sei mesi, con l’aumento vertiginoso delle pratiche arretrate. Succederà lo stesso anche a Bergamo, dove tutti i pazienti saranno convogliati nella sede Inps di via Vittorio Emanuele?
È quello che teme Orazio Amboni, responsabile Welfare della Cgil bergamasca: «L’impressione che abbiamo avuto è che l’Inps si stia dando da fare, ma nemmeno loro nascondono le difficoltà. Dicono di essere a posto con il personale, a cominciare dai medici specialisti per le singole disabilità e dalla presenza del medico legale, ma non ci hanno dato numeri precisi, anche se ci hanno rassicurato sul fatto che riusciranno a “coprire” le commissioni». L’altro punto è quello della prossimità territoriale: «La sede unica, in via Vittorio Emanuele a Bergamo, ha un “pro”, se pensiamo alla semplificazione, ma anche dei “contro” - continua Amboni -: e penso sia ai lavori di adeguamento della sede in tema di spazi e attrezzature, sia ai disagi dell’utenza più lontana, che d’ora in avanti dovrà raggiungere la città».
Non dissimile la posizione della Uil. Il coordinatore territoriale Pasquale Papaianni, pur prendendo atto della «disponibilità» dell’Inps a sciogliere i nodi organizzativi, punta il dito contro la soluzione «bergamocentrica», come del resto Amerigo Cortinovis, dei pensionati Uil: «Vuol dire aprire due ambulatori con orari diversi (per chi arriva dalla città e chi arriva da fuori, ndr). Ci mettiamo nei panni di chi dovrà venire dalle valli».
Per il patronato Uil, Aurora Pisaneschi rincara: «Ci hanno detto che saranno pronti, lo scopriremo. Si sono mostrati calmi, ma tutti sanno che l’esperienza a Brescia è stata un delirio. Non so quante commissioni riusciranno ad aprire giornalmente nella loro sede: ci sono trentamila pratiche l’anno da affrontare, ci ha detto l’Inps. Il nodo sta tutto nella rapidità dell’accertamento perché le persone possano godere dei loro diritti. Anche la sede unica è un problema: a Brescia, almeno, hanno trovato soluzioni anche a Chiari e Desenzano».
Per Angelo Murabito della Cisl, invece, «più che generare allarmismi è importante collaborare e monitorare la sperimentazione, coinvolgendo anche i patronati che dalla prima fase delle procedure ora sono un po’ esclusi e che invece, con tutta la loro competenza, sarebbero utilissimi per le consulenze e per l’elaborazione del Progetto di Vita. Certo, ci sono delle criticità: non dimentichiamo che dietro la riforma si nascondono persone con fragilità». Tra le «criticità» anche Murabito cita l’accentramento «tutto su Bergamo» delle pratiche e le conseguenti difficoltà di spostamento «anche se chi verrà da più lontano avrà orari dedicati». Poi, dopo aver specificato che l’Inps «è ancora in attesa di un decreto per il via effettivo al 1° marzo», anche se sembra scontato che arrivi, anche lui tocca il tema dei medici: «Abbiamo ascoltato l’Inps e l’Inps ha ascoltato noi, assicurandoci che ci saranno grazie ai bandi previsti. Ci hanno citato alcuni specialisti per la cecità e la sordità, oltre alla possibilità di avere un neuropsichiatra da remoto e a un’attenzione particolare per gli oncologici. E che gli uffici al piano terra di via Vittorio Emanuele si stanno attrezzando dal punto di vista logistico».
L’Inps, a fine gennaio, aveva fatto sapere all’Eco di Bergamo che era «in fase di conclusione l’assunzione di professionisti di prima fascia grazie al concorso pubblico per 1.069 medici, la cui graduatoria è stata approvata il 30 dicembre scorso». E che parallelamente era stata pubblicata «una selezione a livello regionale per l’individuazione di 23 medici», un «congruo numero» dei quali da dedicare alla provincia di Bergamo. Quanti saranno effettivamente, e se basteranno, lo si scoprirà dopo il 1° marzo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA