Indagini sulla rissa, al vaglio le telecamere. Sette denunciati e tre feriti, il raduno partito dai social

IN CENTRO CITTÀ. Proseguono le indagini sulla maxi rissa che si è verificata domenica 20 agosto, nel tardo pomeriggio, in centro a Bergamo.

Proseguono le indagini della Questura sulla maxi rissa tra adolescenti scoppiata domenica 20 agosto in centro città. Al momento sarebbero 7 i denunciati per rissa aggravata: 4 minorenni e 3 maggiorenni, residenti in vari paesi della provincia. Tra loro anche tre ragazzi che hanno riportato escoriazioni, tagli alle mani e contusioni. Gli investigatori stanno analizzando i filmati delle telecamere e l’elenco dei denunciati è destinato ad allungarsi.

Sulla vicenda si interroga il territorio, dal mondo politico alle forze dell’ordine ai singoli cittadini. «C’è certamente un tema di ordine pubblico – ha commentato il vicesindaco e assessore alla Sicurezza del Comune di Bergamo Sergio Gandi – bisogna dare una risposta efficace quando questa è richiesta e ieri c’è stata una risposta immediata da parte delle forze dell’ordine». «Però – aggiunge – è ovvio che questo è un tema di carattere sociale che di cui non può farsi carico né il sistema delle forze dell’ordine né tantomeno il singolo Comune: ci deve essere una risposta globale, prima di tutto per conoscere meglio il fenomeno».

«Parliamo di ragazzi di seconda o terza generazione – aggiunge –, di etnie diverse, accompagnati da molte ragazze italiane, che non frequentano solo il territorio della nostra città, ma ad esempio Oriocenter e tanti altri luoghi, le stazioni. Si trovano spesso in maniera spontanea tramite i social e assumono, magari senza neanche essersi mai direttamente conosciuti, iniziative comuni, a volte legali, positive, a volte molto negative, come quella di ieri. Quindi la prima cosa da fare è cercare tutti insieme di fare un passo avanti nella conoscenza del fenomeno rispetto al quale ho l’impressione ci sia molta strada da fare».

«Noi abbiamo messo in campo “Giovani Onde” – aggiunge Gandi – per i ragazzi del nostro territorio, però poco sappiamo di quello che sono le famiglie di altri comuni. E credo che questo sforzo debba essere coordinato sul piano provinciale e territoriale, perché è un fenomeno strutturale. L’ondata migratoria non cessa, le famiglie di origine straniera sul territorio sono sempre di più, dovremo cercare di affrontare questi problemi in maniera più consapevole. Buttare la croce addosso a qualcuno serve molto a poco. Le risposte, che io spero siano anche di carattere nazionale, sino ad oggi non sono arrivate né dall’attuale Governo né da quelli di altro colore che li hanno preceduti, una volta che le persone sono sul territorio degli enti locali ci si disinteressa. Servono strategie, che noi stiamo già concorrendo a definire, ma che devono avere un respiro nazionale. Ci aspettiamo un aiuto dal Governo e dalla Regione. Io per ora questo impegno collettivo non lo vedo, ma sono sicuro che sul piano territoriale ci sia e diventerà anche più visibile nelle prossime ore».

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Il Siulp, il Sindacato italiano unitario lavoratori Polizia, in una nota spiega: «La rissa ha coinvolto circa 150 adolescenti di nazionalità diverse che si sono affrontati con bastoni, catene e coltelli. Si sono radunati dapprima ai Propilei di Porta Nuova per poi proseguire in stazione». Pare esserci un collegamento tra gli episodi di rivendicazione già avvenuti nella giornata di sabato al centro commerciale Oriocenter di Orio al Serio e quelli in centro: «Il raduno ha trovato massima divulgazione, e pertanto adesione, attraverso l’utilizzo dei social network (Tik-Tok – Telegram etc..) che consentono una comunicazione immediata tra i giovani. Il fenomeno, diffuso soprattutto nel Nord Italia, vede la Lombardia, quale regione con la maggiore influenza di gruppi giovanili di origine straniere, ad affrontare un problema molto serio che sta aumentando a vista d’occhio e che sembra che nessuno stia prendendo seriamente in considerazione» scrivono i sindacati. La rissa di domenica denota un «fenomeno di deriva sociale che può sfociare in efferate azioni criminali, soprattutto in luoghi come la stazione autolinee e piazzale Marconi» spiega il sindacato mentre si sta ricostruendo la vicenda.

La rissa: la ricostruzione

Protagonisti della vicenda di domenica tutti giovani compresi per lo più fra i 14 e i 18 anni, bergamaschi e italiani di origini marocchine, tunisine, senegalesi ed egiziane, la maggior parte dei quali giunti in città da paesi della provincia: Ponte San Pietro, Zingonia, Seriate. Il grosso degli adolescenti si è limitato a spalleggiare i più facinorosi, in un pomeriggio di alta tensione, incendiatosi intorno alle 16,30, per una spedizione punitiva organizzata sui social. Un’ottantina di adolescenti, per lo più di origini nordafricane e senegalesi, è partita da piazzale Marconi verso Porta Nuova. Cercavano alcuni ragazzini di origini egiziane, che reputavano gli autori degli episodi dei giorni precedenti. Li hanno trovati seduti sugli scalini dei Propilei: erano una trentina. A questo punto hanno aggredito un quindicenne colpendolo anche con una catena-lucchetto per moto, a cui era stata tolta la protezione in gomma. Poi il fuggi fuggi lungo viale Papa Giovanni. Il gruppo di aggressori è riparato in stazione. Dove pochi minuti dopo sono comparsi gli adolescenti di origini egiziane. «Due ragazzi, un italiano e un marocchino, sono stati accoltellati», racconta una sedicenne. Nel frattempo sono giunti gli equipaggi della Volante, dei carabinieri e della polizia locale, che sono riusciti a bloccare alcuni giovani, mentre altri sono riusciti a scappare lungo viale Papa Giovanni e via Bonomelli. Il grosso dei ragazzi si è fermato in piazzale Marconi, dove successivamente sono scoppiati altri parapiglia, tenuti faticosamente a bada da una quindicina fra carabinieri, poliziotti delle Volanti e agenti della polizia locale. La calma è tornata solo dopo le 18. Le forze dell’ordine hanno presidiato piazzale Marconi fino alle 20,30. .

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