Omicidio Claris, processo accelerato in Corte d’assise: De Simone parlerà il 16 giugno

IN TRIBUNALE. Si apre con un rito abbreviato ma senza sconti di pena, il processo per l’omicidio di Riccardo Claris, il 26enne ucciso il 3 maggio a Bergamo. La Corte d’Assise ha accolto la richiesta della difesa di acquisire gli atti dell’inchiesta, riducendo al minimo il dibattimento. Uniche testimoni ammesse la madre e la sorella della vittima.

Lettura 1 min.

Bergamo

Sarà una sorta di processo in abbreviato, ma senza lo sconto di un terzo della pena, il processo per la morte di Riccardo Claris iniziato mercoledì 20 maggio davanti alla Corte d’assise presieduta da Donatella Nava (a latere Michela Loletto). Luca Bosisio, difensore di Jacopo De Simone, 19 anni, in carcere a Cremona con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, ha infatti chiesto e ottenuto l’acquisizione degli atti dell’inchiesta del pm Maria Esposito in grado di ridurre all’osso il dibattimento.

Già dalla prossima udienza, il 16 giugno, verranno sentite le uniche due testimoni ammesse: Alessandra Feroldi e Barbara Claris, rispettivamente mamma e sorella del 26enne ucciso il 3 maggio da una coltellata alla schiena in via dei Ghirardelli a Bergamo, sotto l’abitazione di De Simone. In quella data renderà dichiarazioni spontanee l’imputato.

La ricostruzione della notte dell’omicidio

Il 19enne, tifoso interista che però non frequentava lo stadio di San Siro, quella sera era entrato con amici al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina, locale notoriamente frequentato da giovani della Curva Nord atalantina. L’imputato e qualche compagno avevano provocato gli avventori, intonando anche il coro «Odio Bergamo». Gli animi si erano surriscaldati e a un certo punto la compagnia di De Simone, fra cui il fratello e la fidanzata di quest’ultimo, avevano lasciato il locale e si erano avviati verso lo stadio a piedi, seguiti a distanza da Claris e da altri giovani clienti. De Simone con due amici si era rifugiato in casa, per poi scendere armato di un coltellaccio da cucina con cui aveva colpito il 26enne, morto 40 minuti più tardi sotto gli occhi della sua ragazza, Nicole.

L’aggravante dei futili motivi può portare la pena fino all’ergastolo, per questo motivo l’imputato non ha potuto accedere a riti alternativi. La circostanza a marzo aveva retto davanti al gip Luca Bonifacio, che aveva disposto il rinvio a giudizio. Mercoledì l’avvocato Bosisio alla Corte d’assise ha rinnovato la richiesta di esclusione dell’aggravante: nel caso l’istanza fosse accolta, l’imputato potrebbe usufruire dello sconto di pena. In aula, a pochi metri di distanza dall’imputato, c’erano la mamma, la sorella e la nonna (Barbara Agazzi) della vittima, costituitesi parti civili con gli avvocati Fabrizio Losito, Michele Facchinetti e Federico Merelli. Accanto a loro parenti e amici di Riccardo. Una fila più indietro erano sedute due amiche della famiglia De Simone con le loro figlie. Ha invece preferito non mettere piede in aula la fidanzata di Riccardo, che ha atteso la fine dell’udienza all’esterno.

Lo striscione

Nella notte tra martedì e mercoledì 20 maggio i tifosi della Curva Nord hanno appeso sul cancello secondario del tribunale, che dà su via Garibaldi, lo striscione con la scritta «Giustizia per Claris» (rimosso nelle prime ore del 20 maggio, ndr). Il 1° luglio, durante la terza udienza, sono previste le conclusioni delle parti, mentre la sentenza potrebbe arrivare per l’8 settembre.

© RIPRODUZIONE RISERVATA