Omicidio di Taleggio, l’autopsia non scioglie il nodo: «Lesioni compatibili anche con una caduta»

I PRIMI RISULTATI. Resta aperta la ricostruzione sulla morte dell’operaio egiziano. In carcere l’artigiano accusato di omicidio, che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Non è stata risolutiva l’autopsia eseguita a Bergamo nella giornata di venerdì 9 gennaio sul corpo di Hassan Saber Qamer Ahmed Matried, l’operaio egiziano trovato senza vita a Taleggio, a quaranta chilometri di distanza dalla casa a Verdellino in cui aveva trascorso gli ultimi minuti. Le fratture e le ferite riscontrate – in particolare i traumi alla testa e in altre parti del corpo – potrebbero essere compatibili anche con una caduta accidentale, e non esclusivamente con un’aggressione. È quanto ha rilevato il primario della Medicina legale del Papa Giovanni XXIII, Matteo Marchesi.

Un elemento che mantiene aperti diversi scenari, mentre la Procura continua a sostenere l’impianto accusatorio: secondo l’accusa, Matried sarebbe morto per mano di Nouri Hedhili, artigiano tunisino di 53 anni arrestato e attualmente in carcere con l’ipotesi di omicidio. Diversa, invece, la versione fornita nelle prime ricostruzioni dal fermato ai carabinieri: non un delitto, ma un fatto accidentale, seguito – sempre secondo quanto riferito – dalla decisione di liberarsi del cadavere.

«Erano in casa, ma non avrebbero visto nulla»

A rendere ancora più complessa la ricostruzione c’è anche quanto emerge sul contesto familiare: moglie e figlie di Hedhili erano nella casa di Verdellino mentre Matried moriva, ma non avrebbero visto nulla. Un punto che gli investigatori stanno valutando attentamente, anche alla luce dei rilievi eseguiti nell’abitazione.

Secondo una delle versioni ricostruite dal tunisino durante i numerosi colloqui con carabinieri e pm Maria Esposito, Matried – con cui spesso aveva collaborato per lavori edili – sarebbe caduto da una tettoia o durante alcuni lavoretti in casa, riportando traumi fatali. Una dinamica che, almeno in astratto, non viene esclusa dall’esito autoptico, proprio perché le lesioni potrebbero anche essere compatibili con una caduta.

Hedhili tace davanti al gip, fermo convalidato

A non parlare, però, è stato proprio il principale indagato. Giovedì 8 gennaio, davanti al gip Michele Ravelli, Hedhili si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice ha comunque convalidato il fermo, mentre proseguono i riscontri investigativi su quanto accaduto in quel lasso di tempo decisivo: circa 50 minuti.

È in quell’intervallo che Matried sarebbe rimasto nell’abitazione prima di essere caricato sul furgone dell’artigiano e trasportato lontano: il corpo verrà abbandonato 19 ore dopo, a quaranta chilometri dalla casa di Verdellino.

Sotto esame telecamere, telefoni e ricostruzioni

Gli investigatori stanno lavorando su più fronti. Si attendono gli sviluppi dall’analisi delle immagini delle telecamere di Verdellino e della Val Taleggio, ma anche dai riscontri sulle ricostruzioni fornite dal fermato. Al vaglio ci sono inoltre i contatti tra i due uomini: Matried aveva due cellulari. Uno è stato recuperato subito, mentre il secondo è stato ritrovato in un tombino a Verdellino, tra viale Parigi e via Galileo Galilei, dopo essere stato indicato proprio dal fermato.

Analisi scientifiche su furgone e casa, usato anche il luminol

La giornata di giovedì 8 gennaio è stata anche quella dei rilievi scientifici più intensi: i carabinieri del Nucleo investigativo, insieme alla pm Esposito e a uno dei difensori, l’avvocato Simone Inno (affiancato da Gianluca Paris), hanno analizzato prima il furgone Renault Master dell’artigiano e, in serata, per un’ora – dalle 19,40 alle 20,40 – hanno passato al setaccio tutti i locali dell’abitazione, interni ed esterni.

Approfittando del buio è stato impiegato anche il luminol per rilevare eventuali tracce ematiche. Bocche cucite all’uscita, ma da quanto trapela qualcosa di «interessante» sarebbe stato trovato. L’abitazione è stata sottoposta a sequestro penale e da giovedì moglie e figlie del fermato si sarebbero trasferite da parenti.

Gli accertamenti continuano

L’autopsia non ha dunque sciolto il nodo centrale: se i vistosi traumi alla testa – soprattutto sul lato sinistro – siano riconducibili a un intervento di terzi o a un evento accidentale. All’esame ha partecipato anche la difesa, con la perita nominata, la dottoressa Moira Pellegrinelli.

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