Poste, restauro dei portoni in corso. Poi toccherà alla vasca ornamentale

IL CANTIERE. L’intervento sui due ingressi di via Locatelli e via Masone è iniziato. Prossimo step l’impianto idraulico, ma non c’è certezza sui tempi. Per l’estate pronta una nuova zona con 13 postazioni di lavoro e open space.

Lavori in corso allo storico Palazzo delle Poste tra le vie Locatelli e Masone a Bergamo. Terminerà entro il 30 gennaio, secondo i piani, la ricollocazione nella sua sede di uno dei due portoni in legno e vetro dell’ingresso. Era stato mandato in restauro. Al suo posto, a coprire lo spazio vuoto, per lunghi mesi erano stati messi dei pannelli in legno.

Nei prossimi giorni in restauro andrà l’altro portone, quello principale, affacciato su via Masone e in cima alla scalinata: è in condizioni piuttosto degradate per l’usura del tempo. Perché torni allo stato originario e venga rimesso al suo posto occorrerà qualche altro mese. Ma non è tutto.

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Il restauro della vasca

I lavori di manutenzione e restauro riguarderanno anche la grande vasca ornamentale su via Masone, quella su cui incombono le cinque imponenti statue in bronzo che adornano la facciata principale (L’Italia cattolica e L’Italia fascista di Giovanni Manzoni, L’Italia etrusca e l’Italia romana di Nino Galizzi e, su una «quinta» architettonica, il San Cristoforo, protettore dei postelegrafonici, di Francesco Minotti).
Da molto tempo la vasca è desolatamente all’asciutto. Poste Italiane fa sapere che è stata redatta una relazione tecnica sugli interventi da eseguire. Riguarderanno l’impianto idraulico e l’impermeabilizzazione del fondo, oltre alla riparazione o sostituzione delle piastrelle azzurre. Su questo punto, però, c’è incertezza sui tempi di esecuzione dei lavori.

Nuovi spazi di lavoro

Ma i piani per ridare lustro all’edificio non finiscono qui, perché nello stesso complesso è ormai stata avviata la fase esecutiva di un altro progetto che coinvolge l’ala su via Locatelli, di fianco al locale delle cassette postali: lì, nell’ambito di «Spazi per l’Italia», verranno realizzati degli spazi di lavoro condiviso, in particolare tre uffici, una zona open space e un’area break, per un totale complessivo di 13 postazioni di lavoro. Termine dei lavori previsto: entro la prossima estate, salvo imprevisti.

Il Palazzo delle Poste fu progettato da Angiolo Mazzoni (1894-1979), che lo concepì come completamento del Centro Piacentiniano (la Torre dell’Orologio, alta ben 42 metri, dialoga idealmente con la vicina Torre dei Caduti). Inaugurato nel 1932, due anni dopo accolse, nella Sala accettazione telegrammi, i due celebri teleri di Mario Sironi, «Il lavoro in città: l’architettura» e «Il lavoro nei campi: l’agricoltura», oggi visitabili su richiesta.

È un monumento di grande pregio, anche per le opere di finissima vetreria che Napoleone Martinuzzi vi realizzò per gli arredi interni, e continua a essere oggetto di studio ai massimi livelli. Nello scorso dicembre, a Firenze, al convegno intitolato «Oltre il 900: teoria e prassi per il restauro del Moderno», due professori dell’Università di Bergamo hanno esposto la relazione «Il Palazzo delle Poste di Bergamo tra continuità d’uso e adeguamento funzionale». Sono Monica Resmini e Giulio Mirabella Roberti, del Dipartimento di Ingegneria e scienze applicate.

Lo studio universitario

I docenti, nel loro studio, ricordano e commentano l’intervento di restauro del 2015, che, dopo precedenti opere parziali, fu «il primo intervento organico su tutto l’edificio, con lo scopo di ottenere un adeguamento funzionale importante e allo stesso tempo preservare il più possibile le caratteristiche di pregio del palazzo, in cui hanno sede sia la direzione provinciale delle Poste sia gli uffici delle sedi di Bergamo 1 e Bergamo 2». Sottolineano «la particolare cura e attenzione manifestata dai dirigenti che si sono succeduti nel tempo», che ha permesso «di mantenere quasi intatti numerosi particolari di pregio, come i lampadari progettati da Napoleone Martinuzzi e realizzati dalle vetrerie Venini di Murano, ma anche i serramenti interni e quelli di accesso, che presentano ancora la suddivisione originale in riquadri sfalsati e le maniglie in ottone». E aggiungono, tra l’altro, che «nonostante il “restyling” firmato De Lucchi, comune a tutti gli uffici postali, anche il grande salone degli sportelli per il pubblico ha mantenuto la pavimentazione originale, così come i banconi “scrivimpiedi”». Definiscono «un tesoro purtroppo poco accessibile» la saletta accettazione telegrammi con i Sironi, e la vasca della facciata «tristemente priva d’acqua». Ma la conclusione è: «Tutto l’intervento ha mostrato una grande attenzione ai valori storici dell’edificio, senza mimetismi filologici, contemperando efficacemente le esigenze operative con le richieste della conservazione». E i lavori continuano.

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