Schiaffi a due 14enni per gli iPhone. Tre sedicenni indagati per rapina

LA SVOLTA. Rintracciata la baby gang per un colpo di fine dicembre alla fermata Teb di Albino. In carcere uno dei ragazzi, obbligo di dimora per il secondo, affidato ai servizi sociali il terzo.

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Albino

Sono stati rintracciati e indagati tre dei sei «maranza» che il pomeriggio del 29 dicembre scorso avevano schiaffeggiato, spintonato e minacciato con una bottiglia di vetro due ragazzini di 14 anni alla fermata Teb di Albino per rapinarli del loro iPhone. Si tratta di tre sedicenni, tutti nati in Italia, due di famiglia nordafricana e uno italiana, residenti nella zona (omettiamo ulteriori dettagli trattandosi appunto di minorenni), che i carabinieri sono riusciti a individuare grazie al racconto delle vittime e alla visione dei filmati delle telecamere della zona dell’aggressione.

I due quattordicenni erano riusciti a sfuggire alle ulteriori minacce dei sedicenni trovando rifugio in un negozio della zona

Nei loro confronti il giudice per le indagini preliminari del tribunale per i minorenni di Brescia, Angelica Nolli, ha disposto, rispettivamente, l’arresto con custodia cautelare in carcere per uno, l’obbligo di dimora per il secondo e l’affidamento ai servizi sociali per il terzo. Provvedimenti che sono stati eseguiti nei giorni scorsi dai carabinieri della stazione di Gandino. Tutti e tre sono indagati per rapina in concorso. Sarebbero stati proprio loro, assieme ad altri tre complici tuttora ricercati, il 29 dicembre scorso, ad accerchiare due ragazzini di 14 anni, strattonando e schiaffeggiando uno dei due per costringerlo a consegnare il denaro che aveva con sé e il suo iPhone.

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Di fronte al diniego, il giovane ora sottoposto alla misura cautelare del carcere gli aveva infilato le mani nelle tasche e si era impossessato del suo smartphone.

Seconda aggressione e fuga

Non contento, lo stesso sedicenne aveva spintonato con particolare violenza anche l’altro quattordicenne, pure in questo caso per farsi consegnare il cellulare. In questa seconda circostanza, però, il colpo era fallito perché il ragazzino era riuscito a divincolarsi e a fuggire.

A casa del ragazzo ora in carcere durante una perquisizione è stato rinvenuto, nascosto in un calorifero, proprio l’iPhone rapinato al quattordicenne

Nel frattempo il secondo sedicenne – ora colpito dall’obbligo di dimora – aveva cercato di colpire con una bottiglia di vetro l’altro quattordicenne per impedirgli di riprendere il suo iPhone appena rapinato. Fortunatamente il ragazzino era riuscito a schivare il colpo di bottiglia ed era rimasto illeso. Si era però sentito apostrofare minacce di morte qualora lui e l’amico avessero avvisato i carabinieri. I due quattordicenni erano poi riusciti a sfuggire alle ulteriori minacce dei sedicenni trovando rifugio in un negozio della zona.

Nelle ore successiva i due quattordicenni avevano poi formalizzato la denuncia: proprio il loro racconto, il fatto di aver riferito i dettagli di quanto accaduto e la descrizione dei cinque, sei componenti della baby-gang.

L’indagine e le perquisizioni

Grazie a queste informazioni e alle immagini delle telecamere della zona, i carabinieri sono riusciti a risalire ai tre sedicenni ora indagati: in particolare a casa del ragazzo ora in carcere durante una perquisizione è stato rinvenuto, nascosto in un calorifero, proprio l’iPhone rapinato al quattordicenne. Da quanto è stato possibile sapere, vista la presenza del cellulare rapinato in casa sua, il ragazzino avrebbe ammesso le sue responsabilità.

In seguito i carabinieri hanno rintracciato anche gli altri due presunti rapinatori. Due di loro, nonostante la giovane età, erano già noti alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio e la persona, oltre che già colpiti dal provvedimento amministrativo dell’«avviso orale» siglato dal questore di Bergamo. Raccolti tutti gli elementi, il gip ha firmato l’ordinanza con i provvedimenti restrittivi. Il sedicenne per il quale è stato disposto il carcere si trovava peraltro già nella struttura di detenzione minorile da inizio marzo: arrestato per un’altra rapina, era stato inizialmente affidato a una comunità, dalla quale si era però allontanato senza alcuna autorizzazione e violando le prescrizioni. Per questo era stato disposto per lui il carcere.

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