Sorpresi in hotel col revolver: i due ucraini lasciano la cella

VIA BORFURO. Un 32enne e un 55enne sono finiti ai domiciliari nell’abitazione del secondo, dirigente di un’azienda.

Hanno lasciato il carcere i due ucraini di 55 e 32 anni arrestati il 29 gennaio scorso per detenzione di arma clandestina e ricettazione . Sono ora agli arresti domiciliari nell’abitazione del 55enne, dirigente di azienda, a Torino, dove ha la residenza. Il gip Riccardo Moreschi nei giorni scorsi ha accolto l’istanza dell’avvocato difensore Paolo Maestroni e ha disposto la nuova misura, più attenuata. Il legale ora si riserva di depositare una nuova richiesta. I due, insieme a due connazionali (denunciati a piede libero), erano stati bloccati all’interno del boutique hotel «Rega Apartments» di via Borfuro , a due passi dal tribunale, dove si erano registrati la sera precedente.

Il mandato di cattura europeo

In seguito alla registrazione, le loro generalità erano finite automaticamente nella banca dati delle forze dell’ordine. E un alert era giunto in questura, dal momento che a carico di uno di loro (uno dei due denunciati) pendeva un mandato di arresto europeo (Mae) per omicidio commesso anni prima in un Paese europeo. Un provvedimento che non poteva essere eseguito (pare che il destinatario avesse già scontato la condanna, ma che la segnalazione del Mae non fosse stata rimossa dalle banche dati), ma che era stato in grado di generare l’alert. L’indomani in hotel si erano così presentati i poliziotti della squadra mobile per accertamenti.

Un revolver nel beauty case

Si era scoperto che il Mae non era valido, ma dalla perquisizione, nascosta in un beauty case, era spuntato un revolver «North American» calibro 22, clandestino, carico con cinque proiettili inseriti nel tamburo. La trousse apparteneva al 55enne, ma era stato il 32enne ad attribuirsi la proprietà dell’arma. Per entrambi erano scattate le manette, anche perché pochi giorni prima a Milano un banchiere ucraino era stato trovato ucciso in un b&b. Col tempo però si era capito che i 4 ucraini di Bergamo, che non hanno mai voluto spiegare il motivo della loro presenza in città, non avevano nulla a che fare con l’omicidio, per il quale a fine febbraio è poi stato arrestato il figlio del banchiere.

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