Sostegno, nelle scuole è valzer di insegnanti per 6 studenti su dieci

NELLA BERGAMASCA. Su 3.167 docenti 1.844 sono supplenti non specializzati. Famiglie alle prese con cambi continui. I sindacati: «Vanno aumentati i posti nei corsi abilitanti».

È un mondo complesso quello degli insegnanti di sostegno, che non trova pace, a discapito dei docenti stessi, degli allievi con disabilità e delle loro famiglie. E che anche quando i conti tornano, fatica ad avere un suo equilibrio. Partiamo dai numeri, una delle grandi incongruenze del «pianeta sostegno».

I posti quest’anno erano 3.167

Nella Bergamasca i posti da coprire nel complesso quest’anno erano 3.167, assegnati per il 62% con organico di diritto e per il 38% con organico di fatto attraverso quattro diverse assegnazioni, l’ultima delle quali è avvenuta agli inizi di gennaio. Il che significa che si è partiti con 1.963 posti coperti sulla base di una previsione iniziale e poi, poco a poco, il contingente è andato crescendo, sino a coprire altri 1.204 posti. Di quei 3.167 insegnanti di sostegno, 1.844 (il 58,22%, praticamente 6 su 10) non sono specializzati, cioè non hanno seguito i corsi universitari abilitanti, e sono stati assunti come supplenti.

«Non c’è continuità didattica, i ragazzi più fragili si trovano persi, e spesso accade addirittura che studenti con il certificato di disabilità restino senza sostegno», dice Paola Manzullo (Cisl).

«Una quota altissima di lavoratori precari – sottolinea Paola Manzullo, segretaria generale della Cisl Scuola di Bergamo – dovuta al fatto che il fabbisogno di insegnanti di sostegno va sempre rivisto alla luce delle effettive esigenze delle scuole, di qui i tanti, troppi contratti a tempo determinato». I primi a risentirne sono gli allievi con disabilità, penalizzati dal turnover continuo degli insegnanti che li seguono. Il 60%, secondo recenti dati Istat e la Bergamasca è in linea, è costretto a cambi continui, con conseguenze facilmente immaginabili.

«Non c’è continuità didattica»

«Non c’è continuità didattica, i ragazzi più fragili si trovano persi, e spesso accade addirittura che studenti con il certificato di disabilità restino senza sostegno» continua Manzullo. «Servono più posti per i corsi abilitanti tenuti dalle Università, lo ripetiamo da tempo ma la situazione non cambia – insiste la sindacalista della Cisl –. In tutta la Lombardia quest’anno sono disponibili solo 1.700 posti, a fronte di un fabbisogno ben più alto. È necessario mettere a bando più posti negli atenei, ed è indispensabile che il ministero dell’Università si attivi».

Dove c’è meno bisogno di insegnanti di sostegno si moltiplicano i Tirocini formativi attivi per il sostegno). In Lombardia il prossimo concorso per il sostegno alla scuola primaria vede 171 candidati per 4.111 posti a disposizione.

Il controsenso è che nelle regioni dove c’è meno bisogno di insegnanti di sostegno si moltiplicano i Tfa (Tirocini formativi attivi per il sostegno), che invece sono pochi dove il numero di posti è maggiore. In Lombardia il prossimo concorso per il sostegno alla scuola primaria vede 171 candidati per 4.111 posti, mentre in Sicilia a fronte di 51 posti disponibili i candidati sono 3.357. Di qui i continui trasferimenti su e giù per lo Stivale. «Molti insegnanti arrivano al Nord, fanno il concorso, entrano in ruolo e poi, per colpa degli stipendi troppo bassi e del costo della vita troppo alto, se ne tornano al Sud – spiega Fabio Cubito, segretario generale della Cgil Scuola di Bergamo –. Un circolo vizioso che crea uno squilibrio penalizzante per insegnanti, studenti e famiglie. Il ministero dell’Istruzione deve fare un ragionamento complessivo, partendo dal contratto di lavoro. Un problema che riguarda anche il personale Ata, che va formato per l’assistenza ai bambini con disabilità». Peraltro sempre più numerosi, in particolare nelle scuole elementari e medie, fanno sapere i sindacati. Il ministro Valditara annuncia provvedimenti a breve per semplificare le procedure e assicurare una maggiore continuità didattica. Dai sindacati arriva la richiesta di una programmazione basata sulla realtà territoriale e nuovi investimenti sulle risorse umane della scuola.

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