«MasterChef è la mia rivincita, ora sogno un locale dove cucinare quello che amo» - Video

L’INTERVISTA. Matteo Rinaldi dopo il terzo posto: «Ho acquisito una nuova consapevolezza delle mie capacità grazie alla fiducia degli chef. Nel mio futuro una bakery, pane e dolci»

Aprire un piccolo locale tutto suo dove cucinare quello che gli piace, una bakery o un’altra attività in cui lievitati e dolci potranno essere protagonisti: questo il sogno nel cassetto del bergamasco Matteo Rinaldi che giovedì sera ha concluso il suo percorso nella 15esima edizione di MasterChef Italia con un bellissimo terzo posto.

Una finalissima a due, a sorpresa, che ha visto i giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, incoronare vincitore lo studente 24enne Teo Canzi (di Olgiate Molgora) davanti a Carlotta Bertini (25enne della provincia di Biella).

Dopo la prima eliminazione di Dounia (28enne Oss di Bassano del Grappa), anche Matteo ha dovuto salutare il cooking show Sky Original a un passo dalla finalissima. «MasterChef - ha detto Rinaldi in occasione della conferenza stampa con i quattro finalisti - è stata un’esperienza intensa che mi ha aiutato ad acquisire una nuova consapevolezza delle mie capacità e che mi ha regalato relazioni e amicizie, che continuano. Un’esperienza che è stata comunque un’occasione di rivincita». Matteo non era infatti tra i favoriti e anche durante i casting aveva condiviso la sua voglia di riscatto.

«Indipendentemente dal risultato è stata comunque una rivincita perché in Masterchef ti metti in gioco e quindi, qualunque sia, è sempre un bel risultato - ha detto -. Sicuramente ho riscoperto una nuova consapevolezza delle mie capacità grazie alla fiducia degli chef». Rileggendo con l’autoironia che ha contraddistinto il suo percorso, Matteo ha commentato la beffa della finale a due con un sorriso e un «Resto uno sfortunato. Ma sono molto felice delle persone che sono arrivate in finale, Teo e Carlotta, se lo meritano».

Il percorso familiare

Da spettatori - e tifosi bergamaschi- attendevamo con curiosità la possibilità di scoprire il menu di Matteo che a Bergamo è nato 28 anni fa ma è cresciuto in una famiglia le cui radici sono diffuse lungo la penisola. Mamma Tina, infatti, è di Noto, papà Gennaro di Cava de’ Tirreni (provincia di Salerno) ma la provincia bergamasca è la terra che li ha fatti incontrare e innamorare e qui hanno cresciuto i due figli Matteo e Andrea.

«Non mi immagino nella ristorazione classica - ammette Matteo - resta il sogno di realizzare qualcosa di mio, piccolo ma di qualità, in cui cucinare quello che mi piace come i panificati e i dolci ma dove questo non è più così centrale»

«Il menu per la finale è rimasto un’idea - ha detto Matteo - Mi sarebbe piaciuto portare un ingrediente poco considerato e farlo diventare protagonista, ma anche sviluppare una narrazione legata al pane e lievitati perché hanno caratterizzato il mio percorso e li vedo nel mio futuro». Un futuro che non è ancora scritto, ma tutto da costruire. Matteo è tornato a lavorare, aprendo partita iva, come graphic designer, a Milano per essere libero di costruire un suo progetto di vita e gettare le basi per il suo sogno. «Non mi immagino nella ristorazione classica - ammette Matteo - resta il sogno di realizzare qualcosa di mio, piccolo ma di qualità, in cui cucinare quello che mi piace come i panificati e i dolci ma dove questo non è più così centrale. Bakery? Forse sì e forse non solo. Il pane sarà tra i protagonisti ma non l’unico». Un sogno che potrebbe concretizzarsi nella terra bergamasca ma che non è un vincolo proprio perché tutto da costruire. «Bergamo è parte integrante della mia persona e sarebbe bello fare qualcosa qui - precisa il 28enne di Boltiere - nonostante non abbia grandi legami con il territorio ma qui si sono conosciuti i miei genitori. Non escludo nulla».

Guardando indietro MasterChef è stato un’esplosione di emozioni e momenti indimenticabili: «Il più bello? L’assaggio di un mio dolce da parte del maestro pasticcere Iginio Massari», confida Matteo che in questi mesi ha saputo conquistare il pubblico anche sui social. «Spero di essere stato apprezzato per come sono, semplice, senza filtri e senza mantelli».

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