I bambini e il futuro sotto tiro

GUERRE CHOC. Un minore su cinque nel mondo vive in zone di conflitto, per un totale di 520 milioni, dato cresciuto del 60% dal 2010. Le gravi violazioni accertate su bambini e adolescenti sono aumentate del 373% in media, coinvolgendone 78 al giorno in aree di guerra.

Lettura 1 min.

Una fotografia choccante, elaborata dall’organizzazione non governativa «Save the children» che opera proprio nei teatri dei combattimenti curando i traumi di coloro che sono tutelati da norme specifiche del diritto umanitario internazionale ma solo sulla carta. Tanto più in questa epoca che ha cancellato le poche linee rosse di rispetto delle leggi che erano state sottoscritte da 193 Paesi con la Carta dell’Onu. Nel 2024 oltre l’11% della superficie terrestre si trovava entro un raggio di 50 km da un evento bellico, la percentuale più alta mai registrata. L’Africa ha sia il numero che la percentuale più elevati di minori che risiedono in zone di conflitto, 218 milioni, il 32,6% della popolazione infantile del continente: una percentuale che supera quella del Medio Oriente per la prima volta dal 2007.

Quattro luoghi

Oltre la metà delle violazioni si è verificata in quattro luoghi: Territori palestinesi (con la punizione collettiva scatenata da Israele su Gaza e l’uccisione di 19mila minori dopo il massacro di Hamas il 7 ottobre 2023), Repubblica Democratica del Congo, Nigeria e Somalia.

In un altro rapporto diffuso nei giorni scorsi, ancora «Save the children» registra come in Ucraina nel luglio ed agosto scorsi 310 bambini sono stati uccisi o feriti portando il totale a 3.400 dal 2022, mentre quest’anno si sono verificati finora oltre 8.900 attacchi contro scuole, ospedali, impianti energetici, abitazioni e altre infrastrutture civili

Nelle prime posizioni di questa indecente classifica figurano anche Sudan e Ucraina. Inoltre nel biennio 2024-2025 gli attacchi alle scuole nel mondo sono aumentati di oltre il 40%. In Libano circa 100mila allievi hanno iniziato il nuovo anno scolastico senza un’aula in cui studiare, 700mila nella Striscia di Gaza dopo la distruzione o il danneggiamento del 97,5% degli istituti, 8 milioni in Sudan. In un altro rapporto diffuso nei giorni scorsi, ancora «Save the children» registra come in Ucraina nel luglio ed agosto scorsi 310 bambini sono stati uccisi o feriti portando il totale a 3.400 dal 2022, mentre quest’anno si sono verificati finora oltre 8.900 attacchi contro scuole, ospedali, impianti energetici, abitazioni e altre infrastrutture civili. Dopo che venerdì Donald Trump ha tolto le sanzioni a Mosca per importare petrolio russo negli Usa, nella scorsa notte un raid del Cremlino su un condominio a Zaporizhzhia ha ucciso tre bambini, altri cinque mercoledì con lo stesso metodo su un edificio residenziale a Pryluky.

Senza dimenticare le migliaia di minori trasferiti a forza in Russia. I numeri sono la somma di biografie, di vite e di desideri cancellati o lacerati. Lo scrittore Albert Camus sosteneva che «non è la sofferenza del bambino che è ripugnante di per sé stessa, ma il fatto che questa sofferenza non è giustificata». Un cecchino che partecipò all’assedio di Sarajevo dichiarò che i minori venivano uccisi per negare un futuro alla città: «Se feriti e menomati - confessò senza vergogna - saranno un problema per le loro famiglie, ne condizioneranno l’esistenza». Non può dirsi civile una società che non protegge i fanciulli. Non c’è progresso in un mondo che assiste inerte alla persecuzione dell’infanzia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA