I messaggi degli Usa egli equilibrismi del governo
MONDO. Ieri a Berlino con Merz, Macron, Starmer e Tusk per l’E5, oggi a Cap d’Antibes con il solo Emmanuel Macron per un bilaterale: Giorgia Meloni incontra i partner europei dopo la bufera del ripetuto botta e risposta con Trump.
Lettura 2 min.Un tour che la premier italiana utilizza per riposizionarsi nello schema europeo ma portando con sé anche un messaggio di pace di Washington affidato all’ambasciatore Usa a Roma Tilman Fertitta. Peccato per lei che a guastare l’umore della giornata ci abbia pensato il maldestro Mark Rutte, segretario generale della Nato - quello che chiama Trump «daddy», papino - con la sua improvvida uscita sulle «500 missioni aeree Usa dalle basi italiane al quadrante iraniano».
La gaffe della Nato
Una dichiarazione che ha profondamente irritato Palazzo Chigi e Palazzo Baracchini, sede del ministro della Difesa, che hanno visto sbugiardata la linea del governo sull’utilizzo delle basi italiane durante la guerra in Iran rigorosamente in coerenza con i trattati e quindi mai finalizzato ad azioni di guerra (come i bombardamenti). Naturalmente il governo ha chiesto e ottenuto dalla Nato una rettifica ufficiale della gaffe: le missioni erano solo a carattere logistico hanno dichiarato le fonti dell’Alleanza. Ma nel frattempo Rutte si era preso un’accusa di «confusionario» da parte di Guido Crosetto il quale ha ricordato che l’autorizzazione al decollo è stata negata dal governo nella missione che era destinata ad una «azione cinetica», ossia di guerra.
L’equilibrismo della Meloni
Ma è chiaro che è proprio questo il nodo del malumore degli americani verso i Paesi europei e in particolare l’Italia: lo spiega bene il «messaggio di pace», cui abbiamo accennato, affidato all’ambasciatore Usa: l’Italia, ha detto Fertitta, è un amico stretto da cui gli Stati Uniti si aspettano molto e dunque è possibile anche che in certi casi riceva delle critiche. Questo insomma spiega una volta per tutte i furibondi attacchi di Trump che Meloni tornerà ad incontrare il 7 e 8 luglio ad Ankara per il vertice della Nato dedicato all’Ucraina e all’Iran. Sarà un momento della verità che la premier ha fatto precedere dalle dichiarazioni rese ieri a Berlino durante l’E5: bisogna rafforzare il ruolo europeo nella Nato, ha detto, «assumendoci le nostre responsabilità», e nello stesso tempo rinsaldare la tradizionale alleanza transatlantica con gli Stati Uniti, per una battaglia in difesa dell’Occidente e delle democrazie.
La posizione filo-russa di Vannacci
Una frase che rispecchia ancora una volta l’equilibrismo cui Giorgia Meloni si affida e che non è stato stravolto dagli insulti e dalle accuse furibonde di Trump dopo il G7 di Evian. Un equilibrismo che però le procura gli attacchi delle opposizioni che chiedono spiegazioni ulteriori sulle parole di Rutte, e anche degli ultimi venuti, l’estrema destra del generale Vannacci ormai presente alla Camera con una pattuglia di deputati fuoriusciti perlopiù dalla Lega e da Fratelli d’Italia. Se la sinistra imputa al governo una condiscendenza verso la politica «bellicista» degli Stati Uniti e di Israele in Iran, in Libano e a Gaza, l’estrema destra rafforza in Parlamento la sponda filo-russa finora rappresentata nell’opposizione dal M5S di Giuseppe Conte (che chiede di tornare ad acquistare il gas russo e di interrompere gli aiuti in armi all’Ucraina) e nella maggioranza dalla Lega di Matteo Salvini. La destra di Vannacci si rivela anti-americana come da tradizione neofascista e missina, e amica del conservatorismo tradizionalista putiniano. In campagna elettorale saranno tutti argomenti che Vannacci userà per attirare voti da FdI e dalla Lega in nome della «vera destra».
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