Tenere lo sguardo sulle vittime
MONDO. Oleshky è una cittadina ucraina sotto occupazione russa dai primi giorni dell’invasione su larga scala, nel febbraio 2022.
Lettura 2 min.Aveva 28mila abitanti, ne sono rimasti 2mila fra i quali una quarantina di bambini. Dal maggio scorso non è stato più consentito l’accesso degli aiuti umanitari (cibo e farmaci), non ci sono più acqua potabile né elettricità. Si rischia la morte per fame e l’evacuazione è molto pericolosa perché l’unica via d’uscita è presa di mira dai droni degli invasori, come nella vicina Kherson dove dal luglio 2024 è in corso quello che gli stessi soldati del Cremlino chiamano «Safari umano», il lancio deliberato di droni sui civili in strada e nelle abitazioni, qualificato dall’Onu come crimine di guerra e contro l’umanità. Il 9 settembre scorso il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, ha presentato il nuovo rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nei territori occupati dove risiedono ancora circa 3,5 milioni di ucraini.
Particolare attenzione è dedicata alle conseguenze dell’estensione forzata della cittadinanza russa attraverso «violazioni dei diritti umani fondamentali gravi, sistemiche e di ampia portata in un ambiente sempre più coercitivo» è scritto nel rapporto. Tra i metodi, carcerazioni arbitrarie, torture, stupri e sparizioni denunciati in precedenti dossier della Missione di
«Le conseguenze dell’estensione forzata della cittadinanza russa attraverso «violazioni dei diritti umani fondamentali gravi, sistemiche e di ampia portata in un ambiente sempre più coercitivo»
monitoraggio dei diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina. Il rapporto del Consiglio d’Europa inoltre dedica attenzione ai bambini trasferiti con la forza in Russia dai territori occupati: non è una fake news. Il Vaticano è impegnato per il loro ritorno, nei giorni scorsi discusso negli incontri del Cardinale Matteo Zuppi con interlocutori governativi a Mosca. Ammesso e non concesso che la causa primaria della guerra sia l’estensione della Nato a Est, cosa c’entrano questi crimini? Nulla, hanno invece a che fare con gli obiettivi definiti da Vladimir Putin nel saggio che scrisse nel luglio 2021, un programma di ritorno imperiale della Russia nell’Europa orientale.
Vi sostenne che «è venuto il momento di rimediare agli errori del 1991 e di riunificare il popolo trino russo, ucraino e bielorusso»: chi appartiene al secondo gruppo è definito «piccoli russi» o «russi sbagliati» dal nazionalismo moscovita storico e contemporaneo. Tenere lo sguardo su ciò che accade alle vittime delle guerre non è solo atto umano ma aiuta a comprendere le finalità dei conflitti, insieme a storia, geografia e discorsi pubblici più o meno noti.
Ma lo sterminio di 75mila civili a Gaza (19mila minori) è una punizione collettiva
Israele in anni recenti ha subito attacchi kamikaze, lanci di missili e la strage del 7 ottobre 2023: è nel mirino di organizzazioni islamiste e dell’Iran che non riconoscono l’esistenza dello Stato ebraico.
Ha diritto alla legittima difesa. Ma lo sterminio di 75mila civili a Gaza (19mila minori) è una punizione collettiva, vendetta annunciata da Benjamin Netanyahu quando disse «faremo della Striscia terra bruciata». Non ha raggiunto l’obiettivo della distruzione totale di Hamas ma ha annichilito un popolo. La colonizzazione dei territori palestinesi dagli anni ’70 e le violenze inarrestate dei coloni in Cisgiordania non sono legittima difesa. Netanyahu ha il «pregio» di annunciare ciò che farà. Il programma del suo governo in carica dal 2022 afferma: «La popolazione ebraica ha un esclusivo e inalienabile diritto a ogni luogo sulla terra di Israele. Svilupperemo insediamenti in tutti i punti di questa terra: in Galilea, nel Negev, nel Golan e in Giudea e Samaria».
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