Omicidio di Taleggio, ucciso in casa e trasportato per 19 ore in furgone

LA SVOLTA. Per l'omicidio dell’egiziano trovato a Taleggio fermato dai carabinieri un artigiano tunisino di Verdellino. Tra i due rapporti di lavoro. Il delitto domenica mattina: il furgone Renault ripreso da varie telecamere lungo 40 km.

Una piccola casa nel cuore di Verdellino, stretta in una «campata» tipica dei vecchi edifici dei nostri centri storici, all’ombra del campanile e a poche decine di metri dalla piazza con la chiesa e il municipio. Si sarebbe consumato tra queste mura – all’esterno ancora in parte da ristrutturare e dalle quali non trapelavano né ombre né voci – l’omicidio di Hassan Saber Qamer Ahmed Matried, l’egiziano di 43 anni che era stato trovato senza vita, avvolto in alcune coperte, alle 8.20 di lunedì sulla provinciale 25 a Taleggio.

La ricostruzione dell’omicidio

È la casa dell’uomo che da martedì notte si trova nel carcere di via Gleno a Bergamo con l’accusa di omicidio e che giovedì mattina verrà interrogato dal giudice per le indagini preliminari: si chiama Nouri Hedhili, è tunisino, ha 53 anni, è in regola con il permesso di soggiorno ed è incensurato: vive a Verdellino da anni.

I due si conoscevano per lavoro

E nell’ultimo, in particolare, si era trasferito in questa casa al 12 di via Galliano, dove sei mesi fa era stato raggiunto anche dalla moglie e dalle tre figlie, due maggiorenni e una minorenne. Non è ancora chiaro se anche loro fossero in casa domenica mattina quando, attorno alle 10, Nouri e Hassan hanno varcato assieme la soglia della porta d’ingresso: i due si conoscevano da alcuni mesi, perché il tunisino è un artigiano edile e l’egiziano aveva collaborato con lui per alcuni lavori . Il motivo dell’incontro domenicale non è ancora stato chiarito dai carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo che sono risaliti al tunisino in un’indagine durata meno di due giorni: fatto sta che Nouri Hedhili è andato a prendere Hassan (che da un paio di anni era ospite del Centro di accoglienza del Pime a Sotto il Monte) e lo ha portato a casa.

Ancora non si sa che cosa sia successo nei 50 minuti in cui i due sono stati insieme nella casa dell’omicida a Verdellino

Cinquanta minuti più tardi le telecamere della vicina piazza Don Martinelli hanno ripreso Hedhili, da solo e a passo veloce, salire sul suo furgone del lavoro, un Renault Master bianco, mettersi al volante e arrivare fin fuori casa, percorrendo la stretta strada che costeggia la parrocchiale. Lì avrebbe caricato sul suo mezzo il corpo di Hassan, avvolto nelle coperte in cui è stato poi trovato.

Il lungo girovagare del furgone con il cadavere

Alle 11.05 il furgone è ripartito. A quel punto Hedhili avrebbe iniziato a vagare per le strade della provincia alla ricerca di un luogo dove abbandonare il cadavere, non prima di disfarsi del cellulare dell’egiziano, gettato nelle grate di un tombino all’incrocio tra viale Parigi e via Galilei, sempre a Verdellino e dov’è poi stato recuperato e analizzato dai carabinieri su indicazione dello stesso fermato. Con il furgone avrebbe quindi raggiunto Verdello e poi Dalmine, cercando un luogo adatto dove lasciare il corpo di Hassan.

Fino a raggiungere la valle Brembana e poi la Valtaleggio, a 40 chilometri da casa: a quel punto era però ormai l’alba di lunedì. Sempre grazie alle telecamere, i carabinieri hanno appurato che il furgone di Hedhili ha imboccato quel tratto di provinciale 25 alle 5.57 e si è allontanato alle 6.15. In tutto, dunque, il tunisino avrebbe girato per la provincia con il corpo senza vita di Hassan per qualcosa come 19 ore prima di individuare il luogo dove abbandonarlo e dove un passante lo avrebbe trovato poco più di due ulteriori ore più tardi.

I quesiti aperti

Ma la domanda centrale di tutta la vicenda è: che cosa è successo nei cinquanta minuti trascorsi nella casa di Hedhili a Verdellino? I carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Maria Esposito, ancora non l’hanno chiarito.

Ancora non trapelano informazioni sul movente di un’omicidio che sino ad ora non ha spiegazioni

Il movente forse una lite per motivi di lavoro

Il sospetto è quello di una lite per screzi lavorativi. Il tunisino, individuato proprio dalla targa del suo furgone e sentito per due ore nella serata di martedì alla presenza della stessa pm, ha riferito genericamente e con diverse contraddizioni di un fatto accidentale, forse una caduta fatale della vittima, a seguito della quale avrebbe perso la testa, decidendo di liberarsi del cadavere. Una versione ritenuta però poco credibile: sarà l’autopsia, in programma per venerdì mattina al Papa Giovanni XXIII , a chiarire cosa abbia causato i «vistosi trami alla testa» di Hassan.

L’abitazione e la grande terrazza esterna di casa Hedhili sono state perquisite a lungo dai carabinieri, ma alla fine è stato sequestrato soltanto il furgone. Nessun sigillo alla casa, dove ieri non ha aperto nessuno, e nessun oggetto è stato sequestrato per ulteriori rilievi, almeno per il momento. E sempre per il momento anche il difensore di fiducia di Hedhili, l’avvocato Simone Inno, preferisce non rilasciare dichiarazioni prima dell’interrogatorio del gip di giovedì.

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