Trent'anni di vita trascorsi tra il bancone e i tavoli, oltre dodici ore al giorno dedicate a costruire quella convivialità che profuma di altri tempi. Francesco Pappi ha salutato ieri i suoi clienti e gli amici di una vita, chiudendo il lungo capitolo che lo ha visto protagonista al timone dello storico Pub Sant'Orsola. Una scelta maturata già da qualche anno, figlia della necessità di riprendersi il proprio tempo e di dedicarlo a chi, oggi, ha più bisogno di lui.Arrivato a Bergamo da Cernusco sul Naviglio per amore, Francesco ha trovato in questa terra una nuova casa, innamorandosene al punto da diventarne un volto familiare per intere generazioni. Gestire un pub che si accende quando il resto della città si spegne significa ribaltare i ritmi biologici e sociali, una sfida che ha affrontato mettendoci tutto se stesso. In trent'anni ha visto ragazzi diventare padri e, in qualche caso, persino nonni, intrecciando legami che sono andati ben oltre il semplice rapporto tra barista e cliente.Dietro i sorrisi e le serate di festa, il percorso non è stato privo di fatiche, specialmente durante i mesi bui della pandemia, prove superate con la tempra di chi non molla. Questa storia intensa è finita anche tra le pagine di un libro, scritto per lasciare un segno tangibile di un viaggio umano straordinario. Oggi, però, le priorità sono cambiate: dopo la scomparsa del fratello disabile lo scorso febbraio e con i genitori anziani che lo aspettano, Francesco ha sentito il bisogno di ritagliare una fetta di vita per la famiglia.Mentre il Sant'Orsola continuerà a vivere con nuovi gestori, per Francesco inizia un tempo nuovo, fatto di ritmi più lenti e di affetti da accudire. Un addio che è soprattutto un ritorno verso casa, con una promessa sussurrata ai suoi genitori: «Sto arrivando».il servizio di Paola Abrate
