Sabato 23 Novembre 2013

Brusaporto, non solo carne

Ambrosini ora punta sul pane

Da sinistra, Diego, Carlo, Serena e Paolo Ambrosini

«Stiamo trattando per l’acquisizione di due forni sul territorio nazionale per fare anche il pane a lunga conservazione, che oggi commercializziamo per l’Italia e per l’estero». Paolo Ambrosini, amministratore delegato dell’omonimo gruppo di Brusaporto, non può dire di più, se non che si tratta di due società, una in Toscana e una in Veneto.

Ma tanto basta per avere un’idea di dove è arrivato e dove intende andare questo gruppo dell’alimentare bergamasco che in poco tempo ha raggiunto numeri da podio e che, dopo una ristrutturazione sul ramo distribuzione, non intende fermarsi. Con una particolarità: a differenza di quanto accade di solito, qui a fare l’impresa con un’impostazione di tipo industriale è stata la seconda generazione.

Ma andiamo con ordine. Due numeri fanno capire com’è cresciuta questa holding dell’alimentare, nata dalla macelleria avviata negli anni Sessanta al Cassinone di Seriate da Carlo e Lucia Ambrosini. Nei primi anni Novanta, spiega il figlio Paolo, 44 anni, da una decina amministratore delegato del gruppo, che guida insieme ai fratelli Diego e Serena, i numeri chiave erano 5-6 milioni di fatturato e una trentina di persone. Oggi siamo a 85 milioni di fatturato, previsione di fine anno con un incremento medio del 15% sulle attività industriali, e 300 persone.

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