Lunedì 24 Settembre 2012

«Atalanta, obiettivo salvezza?
No grazie, puntiamo oltre»

L'obiettivo salvezza lo riteniamo stretto. Non lo sosteniamo perché siamo ancora sotto l'effetto della seconda vittoria ottenuta in rapida successione. Mentiremmo davvero alla grande se affermassimo il contrario. Anche dirigenza in toto, staff tecnico e giocatori dovrebbero esserne più che d'accordo.

Continuare a battere sul tema della prudenza e dell'umiltà può risultare perfino controproducente perché si darebbe un calcione all'auto stima con le conseguenze dele caso. Il tutto tenendo, comunque, ragionevolmente presente le stranezze del calcio e i suoi possibili effetti. Evidenziare nello specifico le cifre per avallare le nostre tesi si cadrebbe nel banale vista l'evidenza, in positivo, degli stessi numeri.

Più importante e costruttivo è, invece, ricordare o meglio insistere che con il medesimo organico, o giu di lì, allenatore compreso, nello scorso torneo la squadra ha totalizzato cinquantadue punti, l'equivalente di una collocazione in classifica parecchio al di sopra della zona retrocessione.

Allora perché abbandonarci noiosamente sul ricorrente motto “opportuno tenere i piedi per terra”? Del resto a etichettare completo e qualitativo il team nerazzurro, sono, magari con un pizzico di invidia, anche i più qualificati giornalisti delle testate nazionali. Accontentarsi del traguardo minimo, inoltre, potrebbe essere, ribadiamo, disincentivante non solo per la squadra bensì per le componenti coinvolte.

Ci consola il pensiero che un conto sono le ripetitive dichiarazioni ufficiali ai microfoni e nei virgolettati pubblicati dai giornali, di ben altra natura i messaggi proposti e le confidenze fatte rigorosamente a porte chiuse tra chi poi scende in campo. In conclusione, una domanda, pressoché, dalla risposta scontata: per salvaguardare unicamente la serie A, la famiglia Percassi non avrebbe fatto, come si suol dire, il diavolo a quattro pur di collocare i suoi gioielli nel recente mercato?

Arturo Zambaldo

e.roncalli

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