Verso un anno di guerra: ora servono nervi saldi

Esteri. Mentre non si attenuano ancora gli echi suscitati dalla Conferenza sulla sicurezza appena terminata a Monaco di Baviera, inizia oggi una settimana piena di appuntamenti internazionali significativi. Domani parlerà Vladimir Putin; dopo poche ore gli risponderà dalla Polonia Joe Biden.

Quindi mercoledì sessione straordinaria della Duma seguita dal concerto per l’annuale ricorrenza della festa delle Forze armate federali di giovedì. Il tutto sarà inframezzato da visite a sorpresa a Kiev dei leader europei (tra i quali Giorgia Meloni) – e chissà anche l’americano Biden - che avranno l’intento di mostrare al mondo che il fronte occidentale è saldo a sostenere l’Ucraina. Venerdì cade infatti il primo anniversario dell’inizio della cosiddetta «Operazione speciale militare», lanciata dal Cremlino il 24 febbraio 2022.

La prima domanda, che ci si pone, è se si sta entrando in una nuova fase del conflitto. La risposta è affermativa.

La presente settimana serve a mostrare i muscoli, soprattutto mediaticamente. Gli occidentali non intendono lasciare spazio alla propaganda federale e mirano a minare sul nascere una narrativa, quella russa, che ha l’obiettivo principale di provocare crepe nel loro fronte. Ecco perché non è da escludere del tutto qualche iniziativa clamorosa dei leader europei, britannico e americano.

In estrema sintesi si vuole colpire nel morale l’avversario e fargli comprendere che il prezzo delle presenti ostilità si sta ulteriormente alzando. Meglio, pertanto, giungere a più miti consigli e a negoziare senza porre pre-condizioni capestro.

Anche perché purtroppo, lo si sa già, dopo la fine del disgelo, la parola passerà alle armi ancor di più rispetto a queste ultime settimane. Non appena i russi e gli ucraini avranno fatto incetta di munizioni – di cui ora scarseggiano - cominceranno attacchi e contro-attacchi su larga scala.

I primi tenteranno di difendere i territori «liberati» o di eseguire qualche operazione inattesa da vasta eco per l’opinione pubblica interna; i secondi cercheranno di ributtare indietro i nemici verso Est e verso la Crimea.

Forse Kiev avrà a disposizione già una parte dei carri armati e degli aerei promessi di recente dall’Occidente. Se così dovesse essere, le possibilità degli ucraini di riconquistare posizioni perse nei mesi passati aumenterebbero enormemente.

La seconda domanda, che si fanno in tanti, è se ci si deve aspettare un nuovo spaventoso bagno di sangue con addirittura pericoli nucleari. Anche qui la risposta è affermativa. A breve termine i punti di maggiore frizione saranno la centrale atomica di Zaporizhzhia, ora in mano russa, e la vicina diga a Nord della regione di Kherson.

A lungo termine se gli ucraini dovessero avvicinarsi troppo alla Crimea l’utilizzo di qualche arma tattica con testata a lieve carica in un teatro limitato e remoto è possibile. La speranza è che non accada l’irreparabile e ci si fermi prima dell’abisso.

Ma lo si è capito da tempo, in Ucraina si sta giocando una mano di poker ad alto rischio che, ci si augura, non diventi in seguito una partita alla «roulette» russa. In ballo ci sono i futuri assetti geopolitici mondiali e il ruolo della Russia in questo secolo. Nessuno farà sconti.

La terza domanda è se si arriverà al tanto temuto scontro tra Russia ed Alleanza Atlantica. Al momento, questa è l’opinione generale dei maggiori specialisti, tali rischi paiono ancora lontani anche se si intravvedono all’orizzonte.

In conclusione, da oggi inizia un periodo ad alta tensione ed emotività. Tenere saldi i polsi sarà fondamentale per evitare tragici errori.

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