Pamela Genini uccisa con 76 coltellate, la Procura chiede il processo immediato per Soncin
IL DELITTO. Contestato l’omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dalla crudeltà e dalla relazione affettiva terminata, mentre hanno escluso l’aggravante dello stalking che era stata ipotizzata nell’ordinanza di custodia in carcere emessa ad ottobre, nell’immediatezza della morte della 29enne.
Pamela Genini venne uccisa dall’ex compagno Gianluca Soncin con 76 coltellate, un’infinità di colpi inferti senza pietà da un uomo che, finalmente, era riuscita ad allontanare dalla sua vita. Questo è l’ultimo agghiacciante dato inedito emerso dalla relazione finale dell’autopsia depositata, di recente , in vista del processo con rito immediato chiesto martedì 14 aprile dalla Procura di Milano nei confronti dell’imprenditore di 53 anni, di origini biellesi e trapiantato a Cervia, con qualche precedente e con la mania delle armi.
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La pm Alessia Menegazzo e la responsabile del dipartimento fasce deboli, Letizia Mannella, gli hanno contestato l’omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dai futili motivi, dalla crudeltà e dalla relazione affettiva terminata, mentre hanno escluso l’aggravante dello stalking che era stata ipotizzata nell’ordinanza di custodia in carcere emessa ad ottobre, nell’immediatezza della morte della 29enne.
In attesa che il gip Tommaso Perna si pronunci sull’istanza di giudizio delle pm, la procura di Bergamo è al lavoro su un altro capitolo, agghiacciante quanto le 76 coltellate con cui la modella è stata assassinata nel suo appartamento milanese: qualche settimana fa, al cimitero di Strozza, nella Bergamasca, il suo feretro è stato profanato, il cadavere decapitato e la testa rubata. Mentre le indagini su questo fronte vanno avanti con l’audizione di un altro ex di Pamela, Francesco Dolci - trattenuto in caserma per una dozzina di ore anche per fare le copie forensi delle foto della lapide della giovane da lui scattate - dato che il rito prevede di saltare l’udienza preliminare si saprà la data in cui si aprirà il dibattimento davanti alla Corte d’Assise.
Il capo di imputazione, rispetto a quello originario, riporta una serie di precisazioni che sono frutto degli approfondimenti investigativi della Squadra mobile della Polizia. Riguardo alla premeditazione non c’è ombra di dubbio: Soncin si sarebbe procurato una copia delle chiavi per entrare indisturbato nella casa di Pamela. Abitazione in cui la sera del femminicidio, fece irruzione. Lì, con un coltello preso quello stesso giorno dalla collezione che teneva nell’appartamento di Cervia, infierì sulla ragazza: 76 pugnalate e non una trentina come era risultato subito dopo l’autopsia. Ciò rende ancor più solida l’aggravante della crudeltà che sommata alle altre, oltre a non consentire all’omicida di chiedere il rito abbreviato, rende sempre più concreto il rischio di una condanna all’ergastolo.
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