Femminicidio di Valtesse: la accoltella e poi chiama la figlia: «Ho colpito Valentina, sta molto male»

LA TRAGEDIA. A Valentina Sarto, 41 anni, inferti 6/8 fendenti tra la schiena e il collo in camera da letto. Il marito Vincenzo Dongellini, 49 anni, ha poi tentato di togliersi la vita: è stato piantonato in ospedale fino a giovedì mattina quando è stato dimesso e portato in carcere.

«Ho colpito Valentina: sta male, molto male». Poche parole e piuttosto confuse. Ma sufficienti ad allarmare la figlia di Vincenzo Dongellini e a spingerla ad avvertire il 112 dalla sua casa in provincia di Cremona: «È successo qualcosa di grave nella casa di mio padre a Bergamo, in via Pescaria: andate a vedere». Pochi minuti più tardi la polizia e i vigili del fuoco hanno sfondato la porta dell’abitazione di Valtesse e trovato Dongellini rannicchiato a terra nella camera da letto con alcune ferite alle braccia e, accanto, il corpo senza vita di sua moglie Valentina Sarto, 41 anni compiuti lo scorso dicembre, barista al «Baretto» dello stadio.

La scena del crimine

La donna era in un lago di sangue, uccisa con diversi fendenti – tra i sei e gli otto quelli emersi dai primi rilievi, ma su questo punto sarà più chiara l’autopsia – soprattutto alla parte alta della schiena e al collo, quelli che ne hanno verosimilmente causato la morte. I soccorsi del 118 sono stati vani. Anche perché il femminicidio risalirebbe ad almeno un’ora, un’ora e mezza prima di quando l’uomo – 49 anni compiuti lo scorso ottobre – ha dato l’allarme.

E sarebbe avvenuto al culmine di un litigio tra la coppia: Dongellini e Sarto stavano assieme dal 20 febbraio del 2015, dunque da più di undici anni, e da oltre dieci convivevano in questa palazzina di due piani che si affaccia su un cortiletto di via Pescaria, dove si erano trasferiti il 10 febbraio del 2016: l’anno scorso, il 24 maggio, si erano sposati. Negli ultimi mesi, però, la loro relazione si era incrinata, tanto che da un mese e mezzo lei aveva cominciato a frequentare un amico conosciuto proprio al bar. E, rispetto agli anni precedenti, i vicini avevano iniziato a sentirli litigare.

L’omicida ricoverato in ospedale

Vincenzo Dongellini è stato portato all’ospedale Papa Giovanni XXIII: ha riferito ai soccorritori di aver ingerito della candeggina e poi di essersi provocato dei tagli con l’intenzione di farla finita. Le sue condizioni non destano preoccupazione: si trova piantonato in ospedale in stato di arresto per omicidio volontario. L’uomo è stato dimesso nella mattinata di giovedì 19 marzo ed è stato portato in carcere. Nelle prossime ore sarà sentito dal sostituto procuratore titolare del caso, Antonio Mele, dai poliziotti della Squadra mobile e poi anche dal gip. Fino a ieri nessuno lo aveva ancora potuto interrogare proprio perché ricoverato in ospedale. Attualmente disoccupato, in passato il quarantanovenne – originario di Imola, una figlia di 22 anni avuta da una precedente relazione e che vive per l’appunto a Cremona – aveva svolto alcuni lavori manuali. A parte qualche vecchio precedente per truffa, alla polizia non risultano «precedenti segnalazioni o interventi delle forze dell’ordine relativi a dissidi o episodi di violenza tra i due».

Femminicidio a Bergamo, la testimonianza di una vicina: «Li sentivo litigare spesso».

Tuttavia mercoledì l’amico con cui la vittima aveva iniziato la nuova relazione ha raccontato di avere più volte invitato Valentina Sarto a sporgere denuncia e a lasciare la casa coniugale di via Pescaria per trasferirsi da lui, ad Almenno San Bartolomeo, o da un’amica di Seriate. Sembra però che proprio il timore di una reazione ancor più grave da parte del marito – che sui social si descrive come «ragazzo pazzo da legare» – l’avesse spinta a non allontanarsi da casa.

La causa della lite

Quale però sia stata, nello specifico, la causa della lite che è poi sfociata nel femminicidio lo dovranno chiarire nelle prossime ore gli inquirenti, anche se la gelosia sembra appunto già essere l’indiziata principale. Dongellini non era sotto l’effetto di alcol e, dopo aver ferito a morte la moglie, è rimasto nell’abitazione in stato confusionale per almeno un’ora, durante la quale non avrebbe cercato di soccorrere Valentina e, soltanto poco prima delle 12.30, si sarebbe deciso a chiamare la figlia al telefono.

Alla casa – una porzione di un edificio storico ristrutturato, due piani, con giardinetto davanti alla porta principale e, accanto, l’ingresso del box direttamente sulla strada – sono arrivati i poliziotti della Squadra volante della questura, i colleghi della Mobile e poi anche la polizia scientifica che ha «cristallizzato» la camera da letto teatro del femminicidio. Rilievi che si sono protratti per quasi tutto il pomeriggio, durante il quale via Pescaria, che è a senso unico, è rimasta chiusa alla circolazione. Il grosso coltello da cucina (con lama non seghettata) usato da Dongellini è stato recuperato e posto sotto sequestro, così come l’intera abitazione.

L’omicida non ha opposto resistenza

All’arrivo dei poliziotti, il quarantanovenne non ha aperto la porta, che è stata sfondata anche con l’intervento dei vigili del fuoco, ma non ha comunque opposto resistenza: ha riferito genericamente di una lite con la moglie e poi, essendo lui stesso ferito, è stato trasportato in ospedale. Nelle prossime ore la Procura fisserà anche l’autopsia sul corpo della quarantunenne, portato all’obitorio del Papa Giovanni: l’esame dovrà chiarire con precisione l’ora della sua morte, quanti fendenti l’abbiano raggiunta e quali di questi ne abbiano causato la morte. Anche Valentina Sarto non era originaria di Bergamo, anche se viveva in città da oltre vent’anni: era nata infatti a Bologna e in Emilia vivono ancora i suoi familiari, tra cui la madre. Barista al «Baretto» dallo scorso novembre, in precedenza aveva lavorato come assistente agli anziani e in una ditta di Filago che opera nel campo del confezionamento di prodotti cosmetici.

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