Delitto di Valtesse: «Più volte avevo detto a Valentina di sporgere denuncia. Aveva paura di lasciarlo»

LA TESTIMONIANZA. Moris Panza: «Picchiata già due volte, le dicevo: vieni a vivere da me».

«A inizio febbraio avevano avuto una discussione molto pesante dopo che lei si era iscritta in palestra: inizialmente lui le aveva detto di essere d’accordo, ma poi l’aveva insultata e minacciata. Era inizio febbraio, quando abbiamo iniziato a frequentarci anche noi due». Arriva tutto trafelato in via Pescaria quando è già pomeriggio inoltrato e, di fronte ai sigilli dell’abitazione dove Valentina Sarto era stata uccisa soltanto qualche ora prima dal marito Vincenzo Dongellini , si mette le mani nei capelli. Lui è Moris Panza, bergamasco di Almenno San Bartolomeo: ai cronisti racconta quanto dirà poco dopo anche alla Squadra mobile della questura. Ovvero che da un mese e mezzo aveva iniziato una relazione proprio con Valentina Sarto e che, di fronte alle minacce del marito, aveva cercato più volte di convincerla a sporgere denuncia. Purtroppo invano.

La testimonianza

«L’ultima volta è stato sabato mattina, quando l’ho accompagnata dai carabinieri di Almenno San Salvatore per avere un consiglio su come comportarci – racconta Panza –. Ci hanno detto di andare a Bergamo a fare denuncia, ma Valentina, per nulla convinta, mi ha

«Ho accompagnato Valentina dai carabinieri per avere un consiglio su come comportarci»

detto che avrebbe voluto aspettare ancora una settimana, per vedere come sarebbero andate le cose». L’ultima volta Moris Panza e Valentina Sarto si erano sentiti via messaggio martedì sera, dunque poche ore prima del femminicidio: «Spesso diceva che sarebbe riuscita a tenerlo tranquillo, anche ieri sera – spiega l’uomo –: le avevo anche detto di sentire la psichiatra del marito (non ci sono conferme che l’uomo fosse in cura, ndr), ma proprio ieri sera mi aveva spiegato di essersene dimenticata e che l’avrebbe chiamata oggi. Invece non ha fatto in tempo».

Il ricordo di Valentina

Moris Panza ricorda poi Valentina: «Era una brava ragazza, l’avevo conosciuta tempo fa al Baretto dello stadio, che frequento da tifoso atalantino. Ma era in balia del marito che continuava a minacciarla. Ho tutti i messaggi vocali che mi girava, perché le avevo consigliato di registrare sempre tutto. Questi messaggi minatori andavano avanti da almeno tre mesi, prima che noi, da inizio febbraio, iniziassimo a frequentarci: mi raccontava di un rapporto molto teso in casa.

Sempre ieri sera (martedì, ndr) le avevo scritto di andarsene da una sua amica di Seriate, ma non ha voluto ascoltarmi. Non voleva andare via da casa proprio perché lui la minacciava». Ma perché i rapporti in casa erano diventati così tesi? «Perché lui era gelosissimo», spiega ancora Panza, che ritiene emblematico il caso dell’iscrizione in palestra a inizio febbraio. «Ormai si stavano separando: lui sapeva che si era innamorata di un altro, che ero io, anche se con lui io non ho mai parlato direttamente», aggiunge Panza, che racconta che Vincenzo Dongellini aveva «messo le mani addosso a Valentina per due volte.

Nell’ultimo caso ho visto che aveva dei graffi al collo: a quel punto le ho detto di non tornare a casa. Da quanto mi aveva detto, negli anni prima del matrimonio non era mai successo nulla: dal matrimonio in poi, dunque negli ultimi mesi, invece il clima in casa si era fatto insopportabile. Le ho detto mille volte in questo mese e mezzo – conclude – di venire a vivere da me, oppure di trasferirsi dalla sua amica che vive a cinque chilometri da qui. Ma lei non voleva: temeva una reazione ancora peggiore da parte di lui».

Guarda qui la testimonianza di una vicina di casa che ha detto di averli sentiti spesso litigare.

Femminicidio a Bergamo, la testimonianza di una vicina: «Li sentivo litigare spesso».

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