Badanti, l’aumento rischia di pesare solo sulle famiglie

In Bergamasca.Dal primo gennaio aumento del 9% per 12mila lavoratrici. I datori di lavoro: rischio stangata. Cisl: servono più risorse dallo Stato.

La clausola è inserita nel contratto collettivo nazionale di lavoro, e salvo nuove intese scatterà automaticamente. Dal 1° gennaio le retribuzioni di colf, badanti e baby sitter dovrebbero aumentare del 9% rispetto agli attuali «minimi», in applicazione dell’adeguamento all’inflazione. Il tema interessa circa 12mila lavoratrici regolari in Bergamasca – il lavoro di cura è sulle spalle soprattutto di donne, in gran parte straniere – e indicativamente altrettante famiglie. In gioco c’è un sottile equilibrio: la tutela delle lavoratrici da un lato e gli equilibri finanziari delle famiglie dall’altro.

Fidaldo, la Federazione italiana dei datori di lavoro domestico, in rappresentanza delle altre sigle di categoria Nuova Collaborazione, Assindatcolf, Adld e Adlc, parla di «rischio stangata. Siamo molto preoccupati perché il tempo per intervenire stringe, considerando che entro il 20 dicembre il Ministero del Lavoro dovrà convocare la Commissione nazionale per l’aggiornamento retributivo, così come previsto all’art. 38 del Ccnl, e che in assenza di accordo tra le parti sociali scatterà l’aumento in via automatica. L’auspicio è che, attraverso un confronto con le parti sociali, si possa arrivare ad uno scaglionamento nel tempo di questi incrementi che peseranno sui budget familiari già gravati dagli aumenti del prezzo di gas e bollette». Ma a quanto ammonterebbe l’aumento delle retribuzioni? Secondo Fidaldo, «nel caso di una badante si potrebbe anche arrivare a dover pagare 125 euro in più al mese, che all’anno diventerebbero 2mila. Aumenti che solo in parte saranno compensati dagli adeguamenti delle pensioni, i cui beneficiari sono però una platea ristretta, e dal rinnovo dei contratti collettivi scaduti di altri comparti, ove venissero rinnovati nel corso del 2023».

Ma c’è anche una visione diversa, quella del sindacato. «Chi si lamenta di questo possibile aumento – chiosa Alessandro Locatelli, della segreteria provinciale della Fisascat Cisl – ha firmato quello stesso contratto collettivo nazionale che prevede quell’aumento». Detto questo, «siamo consapevoli che questi costi gravano sulle famiglie – precisa Locatelli –: proprio per questo, è necessario un intervento dello Stato, con delle risorse. Non possiamo giocare al risparmio sulla pelle dei lavoratori, ma allo stesso tempo non si possono mettere in difficoltà le famiglie. Badanti e colf sono lavoratrici che garantiscono un lavoro di cura fondamentale, tra l’altro riducendo il ricorso ad altri servizi di assistenza che altrimenti graverebbero su enti pubblici». Tra l’altro, alcune osservazioni recenti hanno segnalato anche in Bergamasca un principio di «fuga» delle badanti, nel periodo immediatamente successivo alla pandemia: molte lavoratrici (duemila, secondo una prima stima) sono rientrate nei propri Paesi d’origine, con una perdita di professionalità che si riflette sulla quotidianità delle famiglie. Sull’altro piatto della bilancia, invece, va ricordata la «sanatoria» avviata nel 2020, pur con una certa farraginosità burocratica. Sul tema dell’assistenza, dalla Cisl giunge una proposta nel solco dell’innovazione: «Bisognerebbe avere il coraggio della sfida e provare a cambiare il sistema – riflette Locatelli –. Si potrebbe ragionare non più sull’assunzione diretta delle badanti da parte delle famiglie, ma da parte di un ente terzo che poi “fornisca” le badanti alle famiglie: da un lato i lavoratori potrebbero avere più tutele, dall’altro le famiglie non avrebbero più la responsabilità di svolgere il ruolo di datori di lavoro. Al centro dobbiamo mettere le persone».

© RIPRODUZIONE RISERVATA