Bullismo social, in quattro anni raddoppiate le vittime

L’INCHIESTA DE L’ECO DI BERGAMO. Sotto i 15 anni il 14% ha subito angherie: tutti i dati Ats. Nel mondo un ragazzo su 4. Luca Biffi: «In famiglia e a scuola è fondamentale creare un clima positivo».

Se la percentuale delle vittime di bullismo sulla popolazione scolastica è stabile, nella loro gravità, in Italia e in Lombardia, a preoccupare è la crescita del cyberbullismo: social e chat, con immagini e video che «corrono» nella rete più velocemente di alcuni anni fa, hanno concentrato sugli smartphone una buona fetta di episodi di bullismo, anche nel nostro territorio. Secondo una indagine ripresa da Ats Bergamo, nel 2018 le vittime di bullismo in Italia erano il 13% del campione di popolazione scolastica coinvolta (studenti di 11, 13 e 15 anni), mentre nel 2022 – anno in cui la ricerca è stata ripetuta – il dato è salito al 14,9%. In Lombardia le vittime di bullismo nel 2018 erano il 14% e nel 2022 erano salite al 16%. Il bullismo social ha avuto un aumento più consistente, salendo in quattro anni dal 9% al 15% a livello nazionale e dall’8% al 14% in Lombardia, dove il fenomeno è dunque quasi raddoppiato.

Non una novità, purtroppo, per Luca Biffi, responsabile della struttura semplice di Prevenzione delle dipendenze del Dipartimento di igiene e prevenzione Sanitaria di Ats Bergamo: «Purtroppo è una conseguenza della diffusione massiccia degli smartphone, ormai in mano anche ai ragazzi talvolta fin dalle elementari. Così come il bullismo dal vivo necessità di un pubblico perché il bullo possa avere i propri spettatori quando commette l’angheria nei confronti della vittima, così è indispensabile anche che ci sia una platea on line. Dove tra l’altro l’episodio di cyberbullismo rischia di essere ulteriormente amplificato per la diffusione del video o della foto in questione. Quanto ai dati, in Lombardia siamo leggermente sopra la media nazionale per la percentuale di vittime di bullismo e leggermente sotto per il cyberbullismo. Un dato ormai consolidato a livello mondiale è il 25% di ragazzi vittime di bullismo: significa un giovane su quattro. In Italia siamo messi un pochino meglio, ma ciò non significa che non ci dobbiamo occupare del fenomeno, anzi».

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Proprio Ats è da anni in prima fila nel contrastare il fenomeno nella Bergamasca, in primis attraverso la formazione dei docenti. «Il bullismo presenta tante sfaccettature e diverse cause, ma indubbiamente è necessario lavorare sul fronte della prevenzione – aggiunge Biffi – a partire proprio dalle scuole. L’obiettivo deve essere quello di garantire una maggiore serenità e un clima migliore all’interno degli ambienti scolastici: solo in questo modo non possono svilupparsi situazioni negative come appunto i casi di bullismo. Se in una classe si crea un buon clima, sereno, è più difficile che ci siano derive di quel genere. Per questo alcuni progetti vengono portati avanti anche nell’ambito della lotta alle dipendenze. Se io lavoro sulla capacità di gestire la rabbia dei ragazzi o i conflitti che potrebbero nascere e punto l’attenzione sulle abilità delle nuove generazioni, facendole sentire coinvolte, riconosciute, importanti, allora riuscirò a raggiungere un clima sereno e non lasciare spazio al bullismo e al cyberbullismo».

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Non a caso i progetti di Ats puntano a valorizzare le abilità di vita dei ragazzi, facendo leva sulle loro capacità di gestire ed esprimere le emozioni e l’affettività, perché non siano soltanto spettatori della vita – e potenziali vittime di bullismo – ma protagonisti. «Questo crea un effetto protettivo verso eventuali problematiche, tra cui anche il bullismo – rileva ancora Biffi –: lo stesso genere di obiettivi ce l’hanno anche gli altri progetti, per esempio quello di contrasto al gioco d’azzardo, gestito dagli Ambiti territoriali grazie a degli specifici fondi destinati, oppure di contrasto all’alcol. Il modello che viene proposto è quello del protagonismo e del coinvolgimento dei ragazzi: in parole pratiche, farli sentire importanti perché restino lontani dai comportamenti a rischio».

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La logica è quella dell’intervento trasversale: «Noi formiamo i docenti e loro svolgono le attività informative e preventive in classe, attraverso metodologie interattive e coinvolgenti – aggiunge ancora Luca Biffi –, che vanno appunto a modificare le relazioni nella classe e a creare un clima di maggiore benessere, che è alla base della migliore convivenza». Non da ultimo, i consigli alle vittime ma anche agli spettatori del bullismo: «Parlate sempre – dice il dottor Biffi –: se subite atti di bullismo, confidatevi, se ne siete spettatori, comunicatelo. Perché a volte la vittima non riesce a farsi avanti. A chi dirlo? Ai genitori o agli insegnanti o, in generale, agli adulti che avete vicino. Non abbiate paura a parlare perché queste situazioni devono emergere. Non chiudetevi in voi stessi, mai».

L’inchiesta de L’Eco con la serie podcast

In vista della «Giornata mondiale contro il bullismo e il cyberbullismo» del prossimo 7 febbraio, L’Eco in queste settimane tratterà il tema con interviste, dati, informazioni, consigli dei vari enti e organismi coinvolti, in un’inchiesta pubblicata sul giornale e sul sito tutti i mercoledì. Contestualmente verrà realizzata una serie di podcast sull’argomento, con interviste e interventi a esponenti delle forze dell’ordine, delle scuole, delle associazioni, gli stessi ragazzi e i vari enti che hanno organizzato, negli anni e in vista del prossimo 7 febbraio, iniziative di sensibilizzazione sull’argomento.

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