Cronaca / Bergamo Città
Lunedì 09 Febbraio 2026
Mense scolastiche, gli scarti sono al 18%. Allo studio nuovi menu
L’ANALISI. Questionario nelle scuole per testare i gusti degli alunni. Marchesi: «Abbattere lo spreco». Sostegno a 120 bambini per accedere al servizio.
Chiedere ai bambini, attraverso un questionario, quali sono i loro piatti preferiti e, in generale, come migliorare l’esperienza della mensa, qualcosa che passa anche dagli ambienti, dalle modalità. Palafrizzoni punta a rendere più appetibili i menu nelle scuole comunali (dall’infanzia alla secondaria di primo grado), cercando di contenere gli avanzi. A oggi infatti la quota di cibo cucinata per le scuole e scartata è pari al 18%. «Non siamo certamente all’anno zero, ma c’è sicuramente ancora lavoro da fare» fa il punto Marzia Marchesi, assessore all’Istruzione del Comune di Bergamo.
«Stiamo mettendo in campo una ricerca che ci consentirà, per la prima volta, di avere una misurazione oggettiva ed esterna sul servizio, con l’obiettivo di limitare gli sprechi»
Il bando europeo
Si prova quindi a interpellare i diretti interessati con specifici questionari che saranno distribuiti tra aprile e maggio, un progetto possibile grazie al bando europeo «Clever food» dal quale il Comune ha ottenuto un finanziamento di 5mila euro (ingaggiata un’agenzia specializzata, la Multiline Consulting). Esemplificativo il titolo dell’iniziativa, «La mensa che vorrei». «I primi referenti che saranno coinvolti saranno i dirigenti scolastici e a seguire tutti gli interlocutori che all’interno del mondo scolastico si occupano del tema delle mense, a breve saranno informati e sensibilizzati rispetto alla necessità che questa iniziativa abbia massima divulgazione nel relativo istituto – premette l’assessore Marchesi –. Stiamo mettendo in campo una ricerca che ci consentirà, per la prima volta, di avere una misurazione oggettiva ed esterna sul servizio, con l’obiettivo di limitare gli sprechi, in linea con quanto previsto dal bando europeo, finalizzato a raccogliere esperienze di varie città sulle food policies».
«Forte è l’attenzione sul km 0, il biologico, sulla proposta della mezza porzione (da poter poi raddoppiare su richiesta del bambino, ndr), sul recupero del cibo in teglia non “toccato”, per evitare di sprecare cibo. Periodicamente vengono proposti corsi di aggiornamento ai cuochi con nuove ricette e sull’impatto visivo ed estetico dei piatti»
Non che fino a oggi non sia stato fatto nulla, ci tiene a precisare l’assessore all’Istruzione, elencando le diverse azioni già sperimentate dal Comune: «Attualmente viene fatta una valutazione interna da parte del gestore del servizio, la società Ser.car, da cui emerge un giudizio buono. Forte è l’attenzione sul km 0, il biologico, sulla proposta della mezza porzione (da poter poi raddoppiare su richiesta del bambino, ndr), sul recupero del cibo in teglia non “toccato”, per evitare di sprecare cibo. Periodicamente vengono proposti corsi di aggiornamento ai cuochi con nuove ricette e sull’impatto visivo ed estetico dei piatti. Vogliamo andare avanti in questa direzione, perché più la mensa piace meno cibo avanza, stabilendo uno strumento di misurazione che ci consenta di fare un raffronto sulle diverse annualità». Dopo la distribuzione del questionario, i dati saranno raccolti ed elaborati, per arrivare ad una nuova proposta di menu. «L’agenzia a cui abbiamo dato l’incarico sta predisponendo il questionario che sarà sottoposto agli alunni, al personale della mensa e a qualche rappresentante dei genitori tra aprile e maggio, i dati saranno rielaborati in estate – detta le prossime tappe l’assessore –. Con il nuovo anno scolastico si faranno alcune valutazioni e si individueranno le azioni da mettere in campo sulla base dei risultati de “La mensa che vorrei”. Ovviamente tutto si svolgerà nel pieno rispetto dei parametri per una corretta nutrizione, cercando di adattare il menu ai ragazzi, così che sia sempre più gradito».
Il sostegno
Intanto il Comune di Bergamo continua a sostenere le famiglie che faticano a coprire i costi della mensa. Sull’anno scolastico 2025-2026 il servizio sarà garantito a circa 120 bambini, con un mancato introito massimo previsto, per l’amministrazione comunale, di 67mila euro (il «saldo» a fine anno, in base alla frequenza dei bimbi): «È un intervento necessario e dovuto, per permettere anche alle famiglie indigenti di garantire ai loro figli non solo un pasto, ma anche l’esperienza – sottolinea Marchesi –. Sono stata insegnante e sono convinta che il momento mensa e post mensa sia uno dei più importanti nella vita scolastica, sia dal punto di vista dell’educazione alimentare che sociale, per creare legami fra pari e con gli insegnanti fuori da un contesto prettamente scolastico. È segno di attenzione verso le persone più fragili della nostra comunità».
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