Delitto Claris, il gup riconosce i futili motivi: De Simone a processo per omicidio aggravato

LA DECISIONE. Il giudice ha anche rigettato la richiesta di rito abbreviato per il 19enne che sferrò la coltellata letale a Riccardo Claris la sera del 3 maggio del 2025. Dovrà rispondere dell’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

Bergamo

Finirà a processo il 20 maggio con l’a ccusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e porto abusivo di coltello, Jacopo De Simone, il 19enne che sferrò la coltellata letale a Riccardo Claris la notte del 3 maggio dello scorso anno in via dei Ghirardelli, vicino allo stadio di Bergamo.

Lo ha deciso mercoledì 11 marzo il gup Luca Bonifacio, che ha riconosciuto la sussistenza dell’aggravante e ha così rigettato la richiesta di rito abbreviato avanzata dal difensore Luca Bosisio. I futili motivi, nell’episodio specifico una lite scoppiata per motivi di rivalità calcistica al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina, rientrano nel novero delle aggravanti che possono portare la pena massima fino all’ergastolo; in questo caso l’imputato non può ricorrere ai riti alternativi e va processato davanti alla Corte d’assise.

La ricostruzione dell’omicidio

De Simone, tifoso interista che non frequentava San Siro, e altri otto amici (tra cui il fratello gemello e la fidanzata di quest’ultimo) erano entrati nel locale che è uno dei ritrovi dei supporters atalantini.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il giovane e alcuni compagni avrebbero provocato anche con cori anti-Atalanta. Altri giovani avventori non avrebbero gradito e sarebbero nati degli screzi. La compagnia di De Simone si era allontanata verso la casa di quest’ultimo, in via dei Ghirardelli, seguita – con fare minaccioso, stando ad alcune testimonianze - da un gruppo di tifosi atalantini, tra cui Claris. De Simone era salito nella sua abitazione con altri tre amici. Ma, preoccupato per il fratello e la fidanzata che tardavano ad arrivare, era sceso in strada armato di un coltello preso in cucina. Qui c’era il gruppo di atalantini, che la madre del 19enne era riuscita a riportare a miti consigli.

A un certo punto De Simone aveva sferrato una coltellata a Riccardo Claris, laureato in Economia e commercio e tifoso della Curva Nord. Quest’ultimo era morto in pochi minuti, il 19enne era stato invece arrestato e aveva confessato.

La posizione della difesa di De Simone

Mercoledì in aula la difesa ha sostenuto che i futili motivi non sussistono, perché De Simone era convinto che il fratello e la fidanzata fossero in pericolo e perché lui e alcuni della sua compagnia all’interno del Reef Cafè avevano, sì, tenuto un atteggiamento prepotente, ma non erano in cerca di provocazioni di carattere calcistico.

Il giudice ha accolto il ragionamento della pm Maria Esposito, per la quale in quel frangente il pericolo era cessato, anche perché la madre di De Simone era riuscita a convincere il gruppo di ragazzi atalantini ad allontanarsi (tre di loro sono indagati per minacce aggravate in fascicoli separati). Il sostituto procuratore ha così ottenuto il rinvio a giudizio, invocato anche dai familiari di Riccardo Claris, ammessi a processo come parti civili con gli avvocati Michele Facchinetti, Fabrizio Losito e Federico Merelli: le sorelle Barbara e Francesca, la mamma Alessandra Feroldi e la nonna Barbara Agazzi.

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