Omicidio di Terno, Sangare chiede di lasciare il tribunale: «Mi giudico innocente»

IL PROCESSO. «Mi sono già giudicato innocente»: Moussa Sangare, a processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, uccisa a coltellate a Terno d’Isola nella notte fra il 29 e 30 luglio 2024 ha interrotto l’arringa del suo avvocato e ha chiesto di tornare in carcere.

È il giorno della difesa nel processo per l’omicidio di Sharon Verzeni, la barista di 33 anni uccisa nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 mentre passeggiava nel centro di Terno d’Isola. Davanti alla Corte d’Assise di Bergamo prende la parola l’avvocato Giacomo Maj, difensore di Moussa Sangare, il 31enne nato a Milano da genitori maliani, in carcere da fine agosto con l’accusa di omicidio volontario.

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Ma a fare notizia è quanto accade dopo appena mezz’ora dall’inizio dell’arringa difensiva, nella mattinata di lunedì 12 gennaio. Sangare interrompe il proprio legale e chiede di lasciare l’aula per rientrare nel carcere di San Vittore. «Non capisco cosa stia dicendo, sembra che mi stia implicando. Non voglio stare a sentire queste parole contro di me quando io mi sono già giudicato innocente. Per questo non ha senso stare qui», afferma l’imputato davanti alla corte d’assise presieduta da Patrizia Ingracì.

In prima istanza, all’inizio del suo intervento,l’avvocato Maj aveva chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste. «Lo faccio sulla base delle ultime dichiarazioni in ordine di tempo del mio assistito», ha specificato il legale, visto che subito dopo il suo arresto per tre volte Sangare aveva confessato l’omicidio.

In subordine, la difesa, «qualora questa corte volesse riconoscere l’imputato colpevole», ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche e l’esclusione delle aggravanti contestate: futili motivi, premeditazione e minorata difesa. L’avvocato Maj ha concluso la sua arringa dopo tre quarti d’ora.

«Una sorta di teatrino»: così Bruno Verzeri, padre di Sharon, ha commentato uscendo dal tribunale. In aula a Bergamo erano presenti, come sempre, i genitori, gli zii e il fidanzato della donna, Sergio Ruocco. «Io - ha aggiunto l’avvocato Luigi Scudieri che assiste la famiglia quale parte civile - ho sempre pensato che l’ergastolo fosse la pena giusta, oggi, dopo avere sentito le argomentazioni della difesa, penso che sia l’unica pena giusta. Certamente Sangare non è un soggetto meritevole di generiche. Non è mai stata una confessione, è stata un’ammissione una volta che i carabinieri lo misero di fronte alle proprie responsabilità». La sentenza è prevista per il 19 gennaio.

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