Patenti ritirate, già 300 bergamaschi ai corsi di rieducazione stradale

DAL 2018. Rinnovato il protocollo tra Comune e Uepe. «Un percorso per responsabilizzare».

Riconoscere l’errore, comprendere lo sbaglio, ripartire. Vale in tanti ambiti, anche quando scatta il ritiro della patente. Il Comune di Bergamo e l’Uepe, l’Ufficio di esecuzione penale esterna cui fanno capo le misure alternative, hanno rinnovato il protocollo d’intesa per la «rieducazione stradale» delle persone implicate nei reati previsti dal Codice della strada e ammesse alla «messa alla prova», l’iter giudiziario che consente l’estinzione del reato dopo un percorso di recupero.

Da 10 a 300 utenti

Il primo accordo risale al 2018, si cominciò con 10 utenti: da allora, attraverso un potenziamento costante e la sinergia con più partner, sono stati coinvolti circa 300 cittadini. Ora il progetto ha cadenza quadrimestrale, anziché semestrale, e si compone di tre sessioni di due incontri per due sabati consecutivi nei mesi di marzo, giugno e novembre, e vi potranno aderire 25-30 persone. I destinatari sono coloro ai quali è stata sospesa la patente, principalmente per situazioni come l’omissione di soccorso e la guida sotto effetto di alcol o sostanze stupefacenti.

«Trasformare errori in occasioni»

Si tratta, in concreto, di un progetto che permetterà di scontare il proprio debito con la giustizia attraverso una serie di incontri sulla guida sicura, per sé e per gli altri. Ogni sessione, infatti, prevede una prima parte informativa ed educativa a cura del Serd (Servizio dipendenze) dell’Asst Papa Giovanni, in collaborazione con l’associazione Atena e l’Areu, cui segue una seconda parte sull’apprendimento del Codice della strada, grazie alla «lezione» della Polizia locale di Bergamo. «Questo percorso non ha solo una funzione formale – premette Giacomo Angeloni, assessore alla Sicurezza del Comune di Bergamo -: vuole aiutare le persone coinvolte a prendere piena consapevolezza di ciò che hanno fatto e delle conseguenze che certi comportamenti possono avere, non solo per sé ma per gli altri. Raccontare la propria esperienza, confrontarsi e ascoltare testimonianze qualificate è fondamentale per capire davvero i rischi a cui si va incontro, anche quando si sottovalutano situazioni come il bere “un po’ di più” o l’uso di sostanze che alterano la guida. L’obiettivo è responsabilizzare chi ha commesso un reato stradale e trasformare un errore in un’occasione di cambiamento, a tutela della sicurezza di tutta la comunità».

Secondo Lucia Manenti, direttrice dell’Uepe di Bergamo, la «rieducazione stradale» nasce «dalla constatazione che la violazione del Codice della strada è la prima e la più trasversale causa di accesso al beneficio della sospensione del procedimento con messa alla prova. Giovani, adulti, autisti professionali: la platea interessata è numerosa e variegata ma accomunata da superficialità nel non pensare a ciò che “sarebbe potuto accadere” e dal sentirsi “sfortunata” per essere incappata in un controllo. Offrire loro uno spazio dedicato che, partendo dalla norma infranta, suggerisca una riflessione sul proprio comportamento affinché aumenti la consapevolezza e la responsabilità alla guida risponde a un obiettivo di prevenzione secondaria da continuare a perseguire».

© RIPRODUZIONE RISERVATA