Si allontana il traguardo della pensione: in 10 anni interessati 125mila lavoratori

PREVIDENZA. La Legge di Bilancio sposta in là l’asticella e abolisce gli anticipi di «Opzione Donna» e «Quota 103». Come cambiano i conti dei bergamaschi vicini alla fine della carriera. I sindacati: «Tutelare le nuove generazioni».

Alla fine, dopo settimane di discussione e persino di scontri più o meno aspri dentro la maggioranza, sulle pensioni si è tornati sostanzialmente al punto di partenza della legge di bilancio: cioè a un mini-allungamento dell’età lavorativa e allo stop per alcune formule che consentivano un’uscita anticipata.

Leggi anche

Tema caldissimo, questo. D’altronde gli interessati sono parecchi: attualmente in Bergamasca si viaggia attorno ai 15-20mila nuovi pensionamenti ogni anno (ma ci si attesta ormai sempre più vicino ai 15mila, visto l’effetto-Fornero a pieno regime). Ma la platea potenziale è molto più ampia: basti pensare che sono circa 125mila i lavoratori bergamaschi con più di 55 anni, cioè coloro che realisticamente iniziano a intravedere da qui a circa un decennio il traguardo e che dunque fanno già di conto su quando arriverà il momento del «congedo». E, per loro, ogni nuovo annuncio rischia di complicare le cose.

Leggi anche

La legge di bilancio

Sullo scadere del 2025 è giunto anche il via libera definitivo alla manovra, che come di consueto riserva un capitolo anche alle norme (e alle risorse) sulla quiescenza. Cosa cambia, in sostanza? In primis, c’è una dilatazione dei tempi a partire dal prossimo anno. Per accedere alla pensione di vecchiaia, dal 2027 saranno necessari 67 anni e un mese d’età (un mese in più rispetto a quanto accade ora) e dal 2028 si passerà a 67 anni e tre mesi (tre mesi in più di ora). Per la pensione anticipata, ovvero legata alla carriera lavorativa, dal 2027 il requisito sarà di 42 anni e 11 mesi di contributi (un mese in più), portati a 43 anni e un mese dal 2028. A ciò si aggiunge sempre la «finestra mobile», il periodo di attesa tra la maturazione dei contributi necessari e la decorrenza della pensione: in questo caso non ci sono modifiche, il «gap» resta di tre mesi (è caduto l’emendamento che voleva prolungarla fino a sei mesi).

Non sono state invece rinnovate alcune misure che permettevano l’uscita anticipata con particolari requisiti. Viene abolita Opzione Donna, in vigore (pur con cicliche modifiche) dal 2004, ma ormai sempre meno utilizzata anche per via di un risultato spesso svantaggioso in fatto di calcolo dell’assegno: tant’è, ad esempio, che in Bergamasca si è passati dalle 820 beneficiarie del 2022 alle 367 del 2023 e alle sole 157 del 2024. Stop pure a Quota 103, che comunque in terra orobica è stata utilizzata da appena 316 lavoratori nel 2024.

Una novità tocca invece i più giovani. Per chi viene assunto per la prima volta dal 1° luglio 2026, entra in vigore una clausola di silenzio-assenso sulla destinazione del Tfr: se entro 60 giorni dall’inizio del contratto non viene espressa la scelta, il Tfr sarà automaticamente conferito nei fondi pensione.

I sindacati

Per Francesco Corna, segretario generale della Cisl di Bergamo, un aspetto è decisivo: «Non si può continuare a parlare di pensioni a spot: servono invece riforme strutturali, in primis valorizzando la contribuzione e tutelando quindi chi ha versato i contributi per tutta la carriera lavorativa. La Cisl ha protestato a Roma lo scorso 13 dicembre indicando i punti della legge di bilancio da cambiare. Serve un aumento delle risorse, da investire nella modernizzazione dell’economia, aumentando la produttività e favorendo lo sviluppo, ed è necessario un nuovo patto sociale collettivo, soprattutto ora che sono finiti i fondi del Pnrr». Tra i punti apprezzati, secondo Corna c’è «il silenzio-assenso sul Tfr, che può tutelare i giovani con le pensioni integrative. Occorrono però misure più adeguate a sostenere le nuove generazioni dal punto di vista previdenziale».

Marco Toscano, segretario generale della Cgil di Bergamo, punta il dito sulle contraddizioni del governo: «Il centrodestra ha fatto campagna elettorale dando grande risalto alle pensioni e proponendo di cancellare la legge Fornero: nulla di tutto ciò si è poi tradotto in pratica, solo retorica e basta». Sui contenuti della finanziaria, prosegue Toscano, «nei fatti scompaiono alcuni strumenti di flessibilità in uscita, come Quota 103 e Opzione Donna, e non si mette mano a ciò che servirebbe, cioè una pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue. C’è una distanza enorme tra le promesse elettorali e le politiche adottate».

Anche secondo Pasquale Papaianni, coordinatore territoriale della Uil Bergamo, «le disposizioni contenute nella manovra confermano un orientamento che continua a rinviare l’accesso al pensionamento e a intervenire con misure di breve periodo, dettate principalmente da esigenze di equilibrio finanziario. Il sistema pensionistico, fondato su previdenza pubblica e complementare, mostra evidenti criticità: il primo pilastro non garantisce più pensioni adeguate e il secondo resta ancora poco diffuso. Serve quindi una revisione strutturale che rafforzi il sistema pubblico e renda la previdenza complementare più accessibile. Gli interventi frammentari ed emergenziali non sono una risposta adeguata». Per questo, conclude Papaianni, «è urgente aprire un confronto serio e trasparente con le parti sociali per una riforma complessiva della previdenza, capace di rispondere ai bisogni reali delle persone».

© RIPRODUZIONE RISERVATA