«Troppa acqua “fuggita”. Pensiamo a nuove dighe»

DOPO LE PIOGGE. Reduzzi: «Danni, e nessun beneficio: occorrono bacini. Per Albino speriamo in 50 milioni, ma serve un ragionamento più ampio».

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La grande quantità di pioggia caduta tra giovedì e venerdì, pur dopo mesi di siccità, ha portato ben più danni che benefici al territorio bergamasco. Mario Reduzzi, direttore del Consorzio di bonifica della Media pianura bergamasca, non ne è stupito: «Purtroppo è acqua che va “persa”, perché, a causa della secchezza del terreno, non è percolata nel sottosuolo: l’abbiamo allontanata verso i grandi fiumi, fino al Po. Speriamo che abbia aiutato almeno a combattere il cuneo salino che dalla foce stava rientrando verso l’interno. Ma da noi quell’acqua non è rimasta: per trattenerla ci vogliono i bacini, le dighe».

Negli anni sul territorio si è lavorato per migliorare la gestione della risorsa idrica. Il Consorzio ha attuato importanti investimenti, dagli impianti di irrigazione a pioggia all’efficientamento dei pozzi: «Interventi che in questi mesi hanno confermato la loro importanza, dando risposte al mondo agricolo», rileva Reduzzi. Ma la strada da fare è ancora tanta, di fronte a un cambiamento climatico che accelera in maniera evidente, con il paradosso di siccità e piogge intense che allo stesso modo creano criticità. «Quest’estate è stata tra le più difficili in assoluto, forse peggio anche del 2022. Penso che a livello di precipitazioni siamo dalle parti dei fenomeni del 1987 (anno della purtroppo celebre alluvione della Valtellina, ndr). E proprio la vicinanza con il 2022 ci fa dire che questo è un trend che si rafforza: i “tempi di ritorno” dei fenomeni che l’ingegneria idraulica e la statistica si sono abituate a considerare e dovranno essere rivisti».

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Gli ultimi giorni, con «questa alternanza così repentina tra il momento siccitoso e le grandi piogge», pesano particolarmente sul bilancio di un’estate già non semplice.

Il vecchio progetto in Valzurio

E per Reduzzi «è tempo di riaprire una riflessione sul tema di nuove dighe. Ricordo che il Consorzio già negli Anni ‘80 dello scorso secolo aveva previsto la costruzione di una diga in Valzurio (in alta Valle Seriana, ndr). C’era stato anche un finanziamento del Ministero, era una zona reputata interessante, ma si tratta di argomenti che spesso suscitano contrarietà nell’opinione pubblica per ragioni legate a timori sulla sicurezza, e non se ne fece più nulla. Con i livelli di sviluppo tecnico raggiunti oggi però, e con la situazione climatica che stiamo vivendo, sono temi su cui a mio parere occorre tornare a riflettere, ovviamente con tutti gli studi e le valutazioni del caso. In Toscana, per esempio, lo stanno facendo. Dobbiamo stare al passo con i tempi: abbiamo nell’acqua, una risorsa fondamentale, che va preservata». Il direttore del Consorzio evidenzia anche come la Bergamasca, diversamente da altre province, non possa contare sull’acqua che deriva da grandi bacini: «Nel Milanese, Lodigiano e Pavese hanno invece il lago Maggiore e di Como, Brescia il lago d’Idro e il lago d’Iseo attraverso l’Oglio, idem Cremona».

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Il «Piano laghetti»

Nel 2021, l’Anbi (l’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, nel cui Consiglio nazionale siede dall’anno scorso lo stesso Reduzzi) e Coldiretti avevano presentato il cosiddetto «Piano Laghetti» per la realizzazione di 10mila invasi medio-piccoli sul territorio nazionale. Un programma ambizioso, ma sostanzialmente fermo al palo, per ragioni prima di tutto di risorse. Per la Bergamasca, due erano i temi principali sul piatto: i serbatoi di accumulo di Albino, e lo svuotamento del lago Bernigolo, a Moio de Calvi.

Per Albino servirebbero circa 50 milioni di euro: «Un’opera veramente interessante anche perché si tratterebbe di serbatoi sotterranei, quindi non sfrutterebbe suolo e, per gravità, consentirebbe anche la realizzazione di un piccolo impianto idroelettrico», dice Reduzzi. Quello energetico è un altro grande tema: «La realizzazione di nuovi impianti, dall’irrigazione a pioggia ai pozzi, richiede anche più energia per il pompaggio dell’acqua. Il Consorzio ha investito e continuerà a investire sulle energie rinnovabili, ci siamo dati l’obiettivo di produrre tanta energia quanta ne consumeremo.

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Il traguardo però si sposta continuamente, sia per il fatto che l’energia costa di più, sia perché realizziamo nuovi impianti, che sono energivori. Ma arriverà il momento in cui riusciremo a raggiungere questo equilibrio». Tornando ad Albino, il progetto (che era nato in lire, per dare l’idea), rivisitato, è stato anche di recente ripresentato a Roma per ottenere un finanziamento nell’ambito del Pnissi, il Piano nazionale delle infrastrutture idriche: «Ci auguriamo di ottenere i punteggi necessari per rientrare nel finanziamento – dice Reduzzi –. Lo stanziamento nazionale è di un miliardo di euro, ma solo dai Consorzi lombardi sono arrivate richieste per circa 500 milioni, vedremo cosa verrà coperto. Queste opere possono comunque essere finanziate anche a step, l’importante è poter cominciare, come abbiamo fatto negli anni con il canale dell’Adda, che è partito da Calusco ed è arrivato ormai al Cherio».

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Altro tema è il laghetto del Bernigolo. «Già anni fa, nonostante avessimo raggiunto un accordo con Enel e predisposto il progetto esecutivo, tutto si è poi fermato perché quanto è stato riscontrato all’interno del bacino è stato classificato come rifiuto speciale pericoloso, portando a un escalation di costi». Proprio delle scorse settimane è però la notizia che Regione, Comune ed Enel hanno riaperto il dialogo per la pulizia dell’invaso.

«Non siamo stati coinvolti in questa fase – dice Reduzzi – ma c’è la nostra disponibilità eventualmente a fare la nostra parte». Intanto, con le piogge di questi giorni un ruolo importante hanno avuto le vasche di laminazione: quella sul torrente Lesina, nell’Isola, è arrivata a un centimetro dal «colmo massimo». «Dopo l’estate partiremo anche con i lavori da tre milioni di euro per un’altra vasca ad Albano: si tratta di impianti importanti per la sicurezza idraulica, ma che non possono invece funzionare come bacini per l’irrigazione, per il tipo di acqua che raccolgono».

Quel che resta, di questa estate tra siccità e dissesti da piogge, è la certezza che l’acqua sia un nodo centrale, di cui non occuparsi solo in emergenza: «Sono convinto, e purtroppo lo vediamo anche nei conflitti a livello internazionale, che sarà il tema di questo millennio».

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