Aereo caduto a Valbrembo, il mistero dell’ultima manovra

LA RICOSTRUZIONE. Il presidente della Cantor Air: «L’aereo doveva atterrare, ma ha eseguito un’altra “riattaccata”. Daniel, come un figlio». Sul posto gli investigatori dell’Ansv, rimosso il Cessna.

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Valbrembo

Quando arrivano a Valbrembo gli investigatori dell’Ansv, verso mezzogiorno, Roberto Magnani è già in via don Bosco ad aspettarli: è il presidente della scuola di volo Cantor Air di Valbrembo e lunedì pomeriggio ha perso un pilota di 26 anni, Daniel Taino di Pianengo, che era «come un figlio», mentre un allievo di 19 anni di Locate Triulzi è stato operato ed è ricoverato all’ospedale Papa Giovanni in gravi condizioni.

Parallelamente alle indagini della Procura, con la pm Raffaella Latorraca che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, ci sono le indagini tecniche dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, che hanno lo scopo di individuare le cause che hanno provocato l’incidente per prevenire altri eventi simili in futuro.

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In via don Bosco, chiusa al traffico, i carabinieri della Compagnia di Zogno piantonano i rottami del Cessna 152 dal momento dello schianto, giorno e notte, posti sotto sequestro per preservarli ed evitare che qualcuno alteri la scena. La salma di Daniel Taino è stata composta nella camera mortuaria del Papa Giovanni a disposizione del magistrato che deciderà se disporre l’autopsia.

«L’aereo è andato a sud lungo il Brembo, poi ha virato e stava tornando indietro. Era alla fine della missione dopo oltre un’ora che volava, aveva praticamente quasi concluso l’iter addestrativo di quella missione e al rientro doveva atterrare, ma ha deciso di fare un’altra riattaccata (riprendere quota senza toccare terra, ndr). Il perché non lo sappiamo, in realtà potrebbe aver semplicemente dato all’allievo una possibilità in più per riprovare»

«Abbiamo appena iniziato, sono accertamenti che richiedono diversi giorni – spiega un investigatore Ansv – adesso sarebbe eccessivamente affrettato dire qualcosa sulle cause». Dopo aver scattato fotografie al Cessna biposto e avere analizzato la traiettoria della caduta, gli investigatori se ne sono andati e nel primo pomeriggio il velivolo è stato rimosso e spostato, scortato di carabinieri, in un hangar del vicino aeroporto di Valbrembo, dove nei prossimi giorni proseguiranno le analisi sul motore e sul transponder.

La rimozione della carcassa dell’aereo caduto a Valbrembo

Yuri Colleoni

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«L’aereo è andato a sud lungo il Brembo, poi ha virato e stava tornando indietro – spiega Magnani –. Era alla fine della missione dopo oltre un’ora che volava, aveva praticamente quasi concluso l’iter addestrativo di quella missione e al rientro doveva atterrare, ma ha deciso di fare un’altra riattaccata (riprendere quota senza toccare terra, ndr). Il perché non lo sappiamo, in realtà potrebbe aver semplicemente dato all’allievo una possibilità in più per riprovare. Non lo sappiamo perché purtroppo questi aerei non hanno le scatole nere e quindi dovremmo attenerci a quello che vedrà l’Ansv. Sono qui apposta, vedremo cosa si troverà: dire adesso che cosa sia successo è non solo prematuro ma anche scorretto». Di certo, sia Taino sia l’allievo, M. A. di 19 anni, erano esperti: «L’allievo aveva già preso una licenza Ppl, non da molto, e stava facendo un addestramento aggiuntivo che serviva per fare delle prove in montagna, tant’è che la missione si è svolta in Valsassina – prosegue Magnani – . Sono andati là, hanno fatto le loro esercitazioni, tutto è andato bene e al rientro è avvenuto questo incidente. Per capire perché partiremo proprio da quella riattaccata: daremo tutto il nostro supporto all’Ansv e alla Procura qualora ci venisse richiesto. Chi stava manovrando in quel momento non si può sapere, quegli aeroplani hanno doppio volantino, possono essere pilotati e portati a terra da tutti e due, l’istruttore può intervenire in ogni momento. Nell’aviazione gli incidenti capitano per svariati motivi, dal fattore tecnico al fattore umano al fattore ambientale. Il velivolo è un Cessna 152 americano, due posti con un motore Lycoming a pistoni ed è una delle piattaforme più usate al mondo per l’addestramento. Abbiamo seguito tutto il percorso di manutenzioni previste e ovviamente siamo molto attenti a rispettare tutti i regolamenti sulla sicurezza».

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Il percorso dell’aereo

Il Cessna ha perso quota e si è infilato in via don Bosco, spezzando l’ala destra contro un palo di cemento che sorregge un cavo di media tensione e si è schiantato contro la recinzione di una casa dopo aver toccato anche due auto in sosta. Taino è morto sul colpo, mentre l’allievo è stato estratto dalle lamiere dai Vigili del fuoco di Zogno e Bergamo. Urlava per il dolore ma è sempre rimasto cosciente.

Il dolore per il tragico incidente

«È stato operato e la situazione è ancora grave, preghiamo tutti per lui»

Al di là delle indagini sulle cause, resta il grande dolore per la perdita di un giovane istruttore: «Ci saranno azioni da intraprendere soprattutto dal punto di vista psicologico con i nostri allievi e dipendenti. La nostra azienda esiste dal 2007 e dal 2010 è una scuola certificata, è la prima volta che accade un incidente di questo genere, quindi è anche difficile psicologicamente gestire il dopo. Il mio pensiero primario è comunque sempre per le vittime, per il nostro istruttore e per il nostro allievo, ma soprattutto per i familiari che per noi sono una famiglia. Daniel era un ragazzo motivatissimo che voleva fare questo nella vita ed era felicissimo di essere riuscito a diventare istruttore. Quando ha iniziato questo lavoro diceva che non gli sembrava neanche di andare a lavorare, perché quella era la sua passione. Lui era così, un ragazzo studioso e preparato, non per niente era stato scelto per fare l’istruttore da noi. Ma era molto bravo in generale, molto pacato. Lunedì mattina l’avevo intravisto, l’ultima volta che ho scambiato due parole con lui è stato venerdì scorso, abbiamo parlato di questioni operative perché lui chiedeva sempre informazioni su come fare meglio, si confrontava spesso e questo era un metodo di lavoro molto bello». Magnani lunedì è andato subito in ospedale a trovare il 19enne e i genitori: «È stato operato e la situazione è ancora grave, preghiamo tutti per lui. Ha iniziato il corso di pilotaggio professionistico a settembre dell’anno scorso, ha ricevuto la prima licenza a marzo di quest’anno e stava facendo una missione di addestramento alla montagna, per abituarsi a certi tipi di ambiente e fare le pianificazioni necessarie. La missione, abbiamo guardato, è andata piuttosto bene, non ci sono stati problemi, si vede che ha fatto questa riattaccata che tra l’altro è un’azione di normale amministrazione per un pilota istruttore. Da lì in poi l’aereo ha preso quota e non sappiamo più niente».

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