Il cellulare di Dolci non si trova: «Lì c’è il nome del colpevole»

LA VICENDA. Il giallo della profanazione della tomba della 29enne Pamela. Sequestrato silicone a casa dell’ex fidanzato. Lui: è resina per lavori edili.

strozza

Era convinto di presentarsi dai carabinieri ancora una volta come persona informata sui fatti, mercoledì mattina, Francesco Dolci. Ma nella notte il pm Giancarlo Mancusi, rileggendo le carte dell’inchiesta, ha cambiato idea e ha deciso di convocarlo come indagato. Perché? Perché stavolta andavano rivolte al 41enne impresario edile di Sant’Omobono Terme domande specifiche sulle sue condotte e perché serviva una perquisizione ora che, a un mese e mezzo dalla profanazione del corpo di Pamela Genini, le indagini hanno lasciato sullo sfondo tutte le piste che non siano quella dell’ossessione di un ex fidanzato.

Dolci ha sempre respinto le accuse e anche da indagato si è difeso parlando di un complotto ordito da persone coinvolte in un presunto giro di riciclaggio insieme alla povera Pamela e intenzionate a mettere a tacere lui che si reputa il testimone chiave dell’omicidio della 29enne, uccisa dall’ex compagno Gianluca Soncin il 24 ottobre scorso a Milano. Del resto, fino pochi attimi prima di venire ammazzata la ragazza stava chiedendo aiuto via chat proprio al 41enne. I giornalisti delle trasmissioni tv, cui Dolci tra l’altro non si è mai sottratto, hanno più volte tentato l’all-in invitandolo a confessare e sperando nel colpo di scena. I carabinieri del nucleo investigativo di Bergamo stanno con un occhio puntato sul televisore, ma da inquirenti sanno che in questi casi – ovviamente, sempre che sia l’impresario il responsabile – è il lavoro di cesello a orientare gli esiti di un’inchiesta. E così, con pazienza, cercano riscontri alla sua versione.

Le visite di Dolci al cimitero

Alcune domande dell’interrogatorio di mercoledì hanno avuto come tema le sei visite che avrebbe fatto al cimitero di Strozza, tutte riprese dalle telecamere di sorveglianza, prima che il 23 marzo venisse scoperta la profanazione. Il 16 dalle 17.30 alle 17.44; la notte del 18 dalle 2.11 alle 2.27; il 20 dalle 18.26 alle 18.35; il 21 dalle 12.13 alle 12.23; il 22 dalle 14.41 alle 15; e lo stesso 23 marzo dalle 17.43 alle 17.46. I militari gli hanno chiesto conto del suo comportamento in alcune di queste occasioni, quando lo si vede ispezionare da vicino il loculo di Pamela. Non è che stava controllando gli effetti di una eventuale rimozione di sbuffi di mastice sulla lapide provvisoria della ragazza che risultano in immagini scattate dallo stesso Dolci in precedenza e che sarebbero, per chi indaga, gli effetti dei lavori del profanatore? Il 41enne, assistito dall’avvocato Eleonora Prandi, ha respinto i sospetti.

Ci sarebbe del silicone, la sostanza usata per risigillare la lastra di zinco della bara, tra i materiali sequestrati dai carabinieri nel deposito attrezzi della villa del 41enne nella frazione Mazzoleni di Sant’Omobono durante la perquisizione di mercoledì sera. Anche se ieri, durante una trasmissione Mediaset, Dolci ha precisato che è «un ancorante chimico», e cioè un materiale di fissaggio a base di resina usato nell’edilizia. Copia forense è stata effettuata anche per pc, tablet e telefonini. Gli investigatori sono interessati soprattutto alle ricerche in internet, come quella che l’indagato avrebbe compiuto a proposito del peso di un feretro contenente un cadavere. Anche in questo caso Dolci ha una risposta: visto che ero sospettato di essere il profanatore, cercavo argomenti per far capire come una persona da sola non avrebbe mai potuto maneggiare una bara.

Non è invece stato trovato il telefonino bianco di Dolci che per l’impresario edile conterrebbe le chat con Pamela, nelle quali sono elencati – a detta del 41enne – i nomi del giro di riciclaggio, compresi quelli dei mandanti della profanazione. «Non mi ricordo più dove l’ho lasciato», ha spiegato ieri il 41enne durante la trasmissione Mediaset «Dentro la notizia».

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