Strozza, i Ris a caccia del Dna di chi ha profanato il corpo di Pamela

L’INDAGINE. Durante l’esame autoptico prelevati campioni sul cadavere decapitato e sui tessuti interni del feretro.

Prende la strada di Parma e di Milano il giallo della decapitazione del cadavere di Pamela Genini. Mercoledì 8 aprile, durante l’esame autoptico eseguito all’ospedale Papa Giovanni, sono stati prelevati campioni sul corpo della 29enne e sui tessuti interni del feretro che ora saranno spediti ai carabineri del Ris e agli studiosi del Labanof (il laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università di Milano diretto da Cristina Cattaneo) per l’estrazione del Dna, da comparare con il codice genetico della giovane assassinata dall’ex convivente Andrea Soncin a ottobre a Milano.

Un’indagine complessa

Qualora i due dati non coincidessero ci si troverebbe di fronte a materiale biologico di un estraneo. Il responsabile del macabro gesto? Non è automatico, perché potrebbe essere che appartenga agli addetti delle onoranze funebri o ad altre persone che hanno avuto a che fare con il corpo prima della tumulazione del 24 ottobre nel cimitero di Strozza oppure a coloro che si sono occupati dell’estumulazione il 23 marzo, quando fu scoperta la profanazione. Così come non sarebbe automatico risalire al responsabile, una volta individuato il profilo genetico estraneo. Servirebbero infatti nuove comparazioni. La prima mossa sarebbe quella di inserire il Dna ignoto nella banca dati dei pregiudicati. Se non sortissero risultati, comincerebbero allora le comparazioni con persone che stanno ruotando intorno a questo giallo finora privo di indagati. Nei giorni scorsi i carabinieri della sezione scientifica di Bergamo hanno compiuto rilievi esterni sul feretro, estrapolando campioni che prossimamente verranno lavorati in laboratorio. Anche in questo caso è caccia al Dna di terze persone.

La vite mancante

Mercoledì 8 aprile è durato tre ore l’esame autoptico, condotto da Matteo Marchesi, il responsabile dell’Unità di medicina legale del «Papa Giovanni» nominato consulente dal pm Giancarlo Mancusi, che si è avvalso della collaborazione di Marco Cummaudo dello staff del Labanof. Alle operazioni ha partecipato anche il medico legale Antonello Cirnelli, consulente per la famiglia Genini. Tra 90 giorni saranno depositati gli esiti della consulenza, chiamata a stabilire, tra le altre cose, quale tipo di attrezzo è stato usato per recidere il capo (Marchesi s’è riservato in attesa di approfondimenti) e a quando risale la decapitazione (servono esami di laboratorio, ha fatto capire il medico legale). Utili per restringere il range temporale potrebbero essere le foto scattate dall’ex fidanzato Francesco Dolci al loculo di Pamela per documentare il presunto stato di trascuratezza. In un’immagine dell’8 gennaio le viti con cui fu fissata la provvisoria lapide in plastica sono tutte al loro posto. Nella foto del 19 febbraio, invece, una risulta mancante. È in quei 42 giorni che ha agito il profanatore?

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