Russia, voto di guerra, tra plebiscito e censure
MONDO. Si fa parecchia fatica a definire l’appuntamento per il rinnovo della Duma federale in Russia. Tanti sono gli aspetti particolari di tale evento. Analiticamente proviamo ad elencarne alcuni.
MONDO. Si fa parecchia fatica a definire l’appuntamento per il rinnovo della Duma federale in Russia. Tanti sono gli aspetti particolari di tale evento. Analiticamente proviamo ad elencarne alcuni.
MONDO. Gli avvenimenti degli ultimi mesi fanno pensare al destino del continente europeo. Le foto dei leader dei Paesi Brics riunitosi nei giorni scorsi a New Delhi, con il presidente russo e quello iraniano affiancati agli omologhi cinese e indiano, inducono più di una riflessione.
ITALIA. Se la sinistra continua a litigare sul «come» e sul «se», e non si decide, si indebolisce da sola, pur essendo la favorita nei sondaggi.
MONDO. Dopo dodici anni di guerra, per lunghi tratti condotta senza quartiere, con i sauditi e i loro alleati pronti anche a bombardare scuole e ospedali, gli Houthi oggi controllano più del 40% dello Yemen, un’area dove vive tra il 70 e l’80% della popolazione.
ITALIA. Le preferenze, gioia e dolore di tutte le leggi elettorali. Su questo argomento, altamente divisivo, ieri al Senato per poco non è riuscita una manovra dell’opposizione per spaccare la maggioranza che si è salvata in corner con un compromesso tra i partiti alleati.
MONDO. La finestra negoziale di ottobre si sta spalancando.
MONDO. La guerra a bassa intensità, o la tregua ad alta intensità distruttiva, tra Stati Uniti e Iran prosegue tetragona a qualunque tentativo di interpretazione. Che cosa si propongano gli Stati Uniti è ormai incomprensibile, come ciò in cui sperano gli iraniani.
MONDO. Un Antonov da trasporto del tipo An124 carico di munizioni sarebbe saltato in aria all’aeroporto di Lipsia se il drone ai primi di agosto non fosse stato identificato e reso inoffensivo.
MONDO. I nodi sono arrivati al pettine, purtroppo, e nelle «sale dei bottoni» mondiali i polsi tremano più del solito.
ITALIA. Forse siamo uno dei Paesi con la più lunga campagna elettorale. Non sappiamo quando voteremo ma non ci sono dubbi che la macchina elettorale si è già mossa da parecchio.
MONDO. Per l’Europa è opportuno prendere nota, perché le tensioni tra le due sponde dell’Atlantico sugli scambi di beni e servizi potrebbero riemergere da un momento all’altro.
MONDO. Qualche giorno fa l’Ucraina ha ricordato (festeggiare non pare un termine utilizzabile, di questi tempi) il trentacinquesimo anniversario della propria indipendenza.
MONDO. Trentacinque anni non sono pochi, ma l’attuale amministrazione del Cremlino si ostina a non accettare tale realtà. È dal 1991 che l’Ucraina non è più sovietica ed è diventata uno Stato indipendente con la benedizione - allora - dei democratici russi di Boris Eltsin, un po’ meno con quella dei repubblicani Usa di George Bush senior.
MONDO. «Il debito pubblico è grande abbastanza da badare a se stesso», scherzava il presidente americano Ronald Reagan negli anni Ottanta. Oggi gli investitori di tutto il mondo non ne sarebbero più così sicuri, a giudicare dalla relativa incertezza che da giorni circonda i titoli di Stato della prima potenza mondiale.
MONDO. La democrazia è un tesoro raro che non va sprecato. Solo nei Paesi più evoluti ha messo radici se si guarda una cartina politica del mondo. Evidenziamo subito che la democrazia non è un sistema perfetto, anzi.
MONDO. Si scrive Gaza ma si dovrebbe leggere Israele. Perché sono proprio le vicende interne dello Stato ebraico, oggi, a dettare il passo per la realizzazione del compromesso di pace che Donald Trump era riuscito a far accettare a Benjamin Netanyahu e ai dirigenti di Hamas il 14 ottobre dell’anno scorso.
MONDO. Perfino l’ambasciatore degli Usa in Israele ha definito «terroristi» i coloni responsabili dell’assedio alle famiglie palestinesi indifese nel villaggio cisgiordano di Qusra.
MONDO. Gli storici della boxe ricordano ancora il celeberrimo incontro tra George Foreman e Muhammad Ali (alias Cassius Clay), a Kinshasa nel 1974, quando il favorito Foreman scaricò tutta la sua potenza nelle prime riprese per poi ritrovarsi senza forze e alla mercé di Ali che lo mandò al tappeto, creando per sé un mito ancora oggi inossidabile.
MONDO. Se «Steady State» può essere tradotto con «Stato stabile», allora è piuttosto naturale che i quasi 400 membri del gruppo, tutti ex agenti, analisti o funzionari dei servizi di sicurezza Usa, considerino Donald Trump una minaccia.
MONDO. In generale stupisce la poca conoscenza che emerge della storia e dell’attualità dell’Ucraina.