Locatelli ammette la corruzione
ma nega il traffico di rifiuti

Mentre la moglie si è avvalsa della facoltà di non rispondere, Pierluca Locatelli ha ammesso davanti al gip di Brescia di aver corrotto con 100 mila euro il vicepresidente della Regione. Ma ha negato di essere coinvolto in un traffico di rifiuti.

Locatelli ammette la corruzione ma nega il traffico di rifiuti

Mentre la moglie si è avvalsa della facoltà di non rispondere, Pierluca Locatelli ha ammesso davanti al gip di Brescia di aver corrotto con 100 mila euro il vicepresidente della Regione Franco Nicoli Cristiani. Ma ha negato di essere coinvolto in un traffico di rifiuti.

Il titolare della Locatelli Spa di Grumello del Monte ha anche ammesso che quella mazzetta era solo la prima rata: l'imprenditore bergamasco avrebbe dovuto versare a Nicoli Cristiani 200mila euro in tutto.

È questo in sintesi quanto è emerso durante l'interrogatorio di garanzia di Pierluca Locatelli, durato due ore e mezza, davanti al gip Cesare Bonamartini.

È stata una giornata intensa sul fronte degli interrogatori sulla vicenda di corruzione che ha portato a dieci arresti, tra cui quello di Pierluca Locatelli e di sua moglie Orietta Rocca Pace.

Venerdì mattina Orietta Rocca Pace, difesa dagli avvocati Roberto Bruni e Marco De Cobelli, finita agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta della Procura bresciana su un giro di corruzione e traffico illecito di rifiuti, non ha voluto rispondere alle domande del giudice.

È terminato intorno alle 18 l'interrogatorio di garanzia di Pierluca Locatelli. L'imprenditore - assistito dall'avvocato Roberto Bruni e dall'avvocato bresciano Barzellotti - ha confermato di aver consegnato i primi 100 mila euro a Nicoli Cristiani tramite il funzionario dell'Arpa, Giuseppe Rotondaro.

I soldi - secondo Locatelli - dovevano servire non a fargli ottenere l'autorizzazione, che a suo avviso avrebbe ottenuto comunque, ma a velocizzare le pratiche: questo sarebbe servito alla sua azienda a far partire il progetto della discarica nel Cremonese dal quale dipendeva un cospicuo finanziamento dalla banca. Secondo Locatelli era solo un tentativo di far uscire l'azienda dalla situazione difficile legata alla crisi e al blocco delle commesse.

Quanto all'accusa di traffico di rifiuti, Locatelli ha respinto gli addebiti: qualche rifiuto non autorizzato - ha ammesso - può essere finito nei cantieri della Brebemi, ma l'imprenditore ha negato che esistesse una sistematica e preordinata organizzazione mirata a seppellire materiali non concessi sotto la nuova autostrada.

La prossima settimana potrebbe essere richiesta per Pierluca Locatelli la concessione di misure meno restrittive come gli arresti domiciliari: l'imprenditore attualmente è rinchiuso nel carcere di Brescia.

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