Venerdì 04 Aprile 2014

Da Pirovano a Bettoni

Tempi duri per le Province

A sinistra Ettore Pirovano e, a destra, Valerio Bettoni
(Foto by Bedolis)

Tempi duri per le Province. Cancellate dall’ordinamento costituzionale con un blitz parlamentare e con i loro ex inquilini a caccia di nuove occupazioni. Ad un Ettore Pirovano che a metà giugno chiude con Via Tasso e non riesce a trovare l’appoggio dei suoi per fare le poche centinaia di metri che separano la Provincia da Palafrizzoni fa da contraltare la seconda (o terza? Boh...) giovinezza di un Valerio Bettoni che ora Forza Italia vorrebbe in lista per le Europee. E öl Betù che fa? Un po’ il prezioso, ovviamente: come chiunque si trovasse in una situazione del genere.

Ricapitoliamo: Bettoni ha fatto due mandati belli sparati in Provincia, per lo più in totale autonomia. La sua candidatura venne tirata fuori modello coniglio dal cilindro da quello che è ancora il suo principale sponsor tra gli azzurri (se si chiamano ancora così), Gianantonio Arnoldi. Fresco di ritorno tra i ranghi dopo qualche peripezia al centro. Quando poi gli equilibri interni al partito si sono spostati dal lato formigoniano, il Betù ha fatto quello che sa fare meglio: muoversi per i cavoli suoi.

Alla fine dei due mandati ha salutato tutti ed è rimasto al centro (perché sostanzialmente non ha altri riferimenti politici), in zona Udc. Finendo in Regione al primo colpo prima e mancando l’aggancio poi: in entrambi i casi non appoggiando il candidato di quel centrodestra che ora lo vorrebbe in lista per le europee. E nemmeno senza fare un minimo di abiura o una gitarella a Canossa. Paradossale? Mica tanto. I voti li ha, e se non finisse in Europa potrebbe trainare in modo importante quel Giovanni Toti nuovo astro nascente: perché alle Europee le preferenze sono tre... Ma c’è un ma: l’ultima parola spetta a sua maestade Silvio Berlusconi, che notoriamente ha buona memoria. E chi non vuole Bettoni (e ci sono...) pare si stia prodigando per ricordargli quella famosa telefonata di una domenica mattina del 2004 quando ad un «mi consenta, si apparenta?» (con la Lega) del Cav, l’allora inquilino di Via Tasso disse no.

Per Pirovano il discorso è ancora più complicato, a tratti opposto. Tra Camera, Senato e Provincia è in pista dal 1996, e pur nella disciplina leghista ha un tratto comune col Betù (con il quale si è sempre preso malissimo): si muove con una certa qual autonomia. I rapporti con l’attuale segretario provinciale leghista Daniele Belotti non sono mai stati eccellenti, e con la base ci sono stati alti e bassi. Lui vorrebbe andare a Palafrizzoni a fare il consigliere semplice, ma i leghisti di città non ne vogliono sapere di quello di campagna. La patata bollente pare destinata al nazionale (che nella nostranissima geopolitica leghista sta al regionale), che qualche dubbio pare avercelo. Del tipo: come è possibile che due presidenti della Provincia uscenti della Lega come il varesino Dario Galli e Massimo Sertori (Sondrio) siano in lizza per le Europee a furor di base e Pirovano non abbia l’appoggio della medesima manco per il Comune capoluogo? Tempi duri per le Province.

Dino Nikpalj

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