Non si può morire da pendolari

Non si può morire
da pendolari

Dimenticare è impossibile, ricordare è obbligatorio. È uno dei passaggi più significativi del documento dei pendolari letto ieri alla commemorazione delle tre vittime dell’incidente di Pioltello. Poche parole, piene di ricordo, emozione e responsabilità: un anno dopo la tragedia ci sono tre famiglie che attendono ancora di capire il ...

Non si può morire
da pendolari

Dimenticare è impossibile, ricordare è obbligatorio. È uno dei passaggi più significativi del documento dei pendolari letto ieri alla commemorazione delle tre vittime dell’incidente di Pioltello. Poche parole, piene di ricordo, emozione e responsabilità: un anno dopo la tragedia ci sono tre famiglie che attendono ancora di capire il perché di un viaggio senza ritorno. E migliaia di pendolari di sapere se il loro andare e venire quotidiano sia davvero sicuro. Comodo magari no, ma almeno sicuro. C’è un’inchiesta, ci sarà un processo, e poi una sentenza, l’appello, le polemiche: tutto come da italico copione. Ma questa tragedia ha cambiato molto le cose: «Un malessere che abbiamo da allora per aver visto crollare due certezze della vita da pendolare: il treno quale mezzo sicuro e la sensazione di incolumità derivante dal viaggiare in Lombardia, la locomotiva d’Italia» ammettono i pendolari. Parole semplici di vite d’ogni giorno, di una paura che si è fatta quotidiana. Perché ha ragione il ministro Danilo Toninelli, al di là delle preventive sentenze sulle carenze di manutenzione: se le statistiche dicono che il nostro è il Paese europeo con meno vittime in incidenti ferroviari, morire mentre si va al lavoro in treno è comunque folle, inammissibile.