A Nembro: «Mustapha è stato un eroe, il suo gesto sia ricordato»
IL LUTTO. Il trentaduenne è morto salvando due colleghi da una cisterna. Sarà eseguita l’autopsia, poi il rimpatrio in Marocco per l’ultimo saluto.
Lettura 2 min.Nembro
Il suo gesto eroico non deve essere dimenticato: speriamo che qualcuno gli dia un riconoscimento per quello che ha fatto». Mentre alcuni familiari sono già partiti per il Marocco per predisporre al meglio i suoi funerali, nella comunità musulmana di Bergamo c’è chi già pensa a un riconoscimento per quanto ha fatto Mustapha Ladid: salvare due lavoratori intrappolati nella stessa autocisterna dove lui ha poi perso i sensi, sopraffatto dagli stessi miasmi che avevano causato il mancamento del titolare della «Carrara Group» e di un altro lavoratore intervenuto in suo soccorso nel tardo pomeriggio del 28 aprile scorso.
«Non è difficile immaginare come, di fronte a un grido di aiuto, abbia subito deciso di precipitarsi a dare una mano»
In quel momento Ladid, marocchino di 32 anni da tanti anni in Italia, era già in auto perché aveva finito il turno di lavoro per la ditta per cui lavorava, la «Edilizia 4.0 Srl»: ha sentito le grida d’aiuto dei colleghi e si è precipitato nel capannone di Brusaporto della «Carrara Group» e si è infilato nell’autocisterna, aiutando a uscire prima il dipendente della Carrara, che è andato a recuperare una corda per imbragare il titolare e tirarlo fuori.
La tragedia a Brusaporto
A quel punto, come ricostruito da Ats Bergamo, proprio assieme all’altro lavoratore già fuori – lui da sopra e Mustapha dall’interno della cisterna in fase di pulizia – è riuscito ad estrarre dall’autocisterna anche il titolare dell’azienda, privo di sensi e anche lui inizialmente ricoverato in gravi condizioni in ospedale, ma ora dimesso. È stato Mustapha a imbragarlo sul fondo della cisterna e a sollevarlo per farlo uscire. «Poi Mustapha ha perso i sensi e non si è mai più ripreso né è riuscito quindi a uscire e tantomeno è stato possibile soccorrerlo, anche perché corpulento – racconta l’avvocato della famiglia, Nabil Ryah –: sono stati poi i vigili del fuoco, intervenuti con un nucleo speciale (l’Nbcr, acronimo di Nucleare, batteriologico, chimico e radioattivo, ndr) a recuperarlo e ad affidarlo ai soccorritori». Rimasto in Terapia intensiva per 13 giorni, martedì 12 maggio è deceduto all’ospedale «Papa Giovanni XXIII». Ma cosa ha respirato di preciso il trentaduenne? Dai primi rilievi, pare un prodotto per la pulizia non pericoloso in sé ma che, mescolato con l’acqua, può aver creato un gas potenzialmente letale.
Disposta l’autopsia
La magistratura ha comunque disposto l’autopsia per definire nel dettaglio le circostanze della morte. Poi sarà concesso il nulla osta per il rimpatrio della salma del trentaduenne a Béni Mellal, la città del Marocco di dov’era originario e dove ancora vive la mamma. Un fratello abita invece nella Bergamasca, mentre Mustapha dall’anno scorso viveva a Nembro con la moglie, una ragazza di origine marocchina ma nata nel Lecchese e sposata qualche mese fa.
«Un gesto d’esempio»
Anche nella cittadina della Valle Seriana, dove il manovale trentaduenne non era molto conosciuto proprio perché di fatto arrivato a viverci da poco, la notizia della sua drammatica morte e del suo gesto eroico ha commosso gli abitanti. A partire dal sindaco Gianfranco Ravasio, che definisce il suo gesto «impressionante e altruista». Anche l’arciprete plebano, don Antonio Guarnieri, ne ammira l’azione eroica di salvataggio, definendola «un gesto d’esempio che mi ha molto colpito e che dimostra che era davvero un bravo ragazzo».
«Un punto di riferimento»
Mustapha Ladid era un grande appassionato di calcio: giocava da anni nella squadra dell’Associazione Musulmani Bergamo, la «My-Bg Muslim young Bergamo generation». «Si era creato negli anni un gruppo molto affiatato tra i giovani – sottolinea il presidente Jamal Ouchikh – e Mustapha era un punto di riferimento per via del suo carattere così altruista e sempre gioviale. Era una brava persona, buona e generosa. Non è difficile immaginare come, di fronte a un grido di aiuto, abbia subito deciso di precipitarsi a dare una mano. In questo momento siamo vicini con l’affetto alla sua famiglia, in particolare alla moglie, al fratello e alla mamma che è in Marocco».
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