Facoltà di Medicina in città: «Il territorio può sostenerla»

IL DIBATTITO . L’eccellenza del «Papa Giovanni». Locati: «Da valorizzare». E sulla Facoltà di Medicina: «Una sfida che il territorio può sostenere».

Quale futuro per il «Papa Giovanni»? E quali margini ci sono per portare a Bergamo una facoltà di Medicina? L’editoriale pubblicato ieri su «L’Eco di Bergamo» a firma del suo direttore, Alberto Ceresoli, apre il dibattito attorno a questi due punti. A partire dalla possibilità di trovare un’adeguata cornice normativa per l’ospedale di Bergamo capace di riconoscere l’altissima specializzazione clinica e la vocazione alla ricerca del «Papa Giovanni».

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Francesco Locati, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni, risponde alle sollecitazioni con un richiamo alla storia: «Ci avviciniamo ai cent’anni dell’ospedale di Bergamo, che ricorreranno nel 2030. Un traguardo simbolico per una struttura che ha attraversato decenni cruciali della nostra storia, trasformandosi profondamente: dall’Ospedale Maggiore passando ai Riuniti e ora al nuovo Papa Giovanni XXIII, in un continuo processo di rinnovamento organizzativo, tecnologico e culturale. I cospicui investimenti che hanno caratterizzato questa lunga stagione non sono conclusi. L’ottava torre è oggi in corso di realizzazione grazie all’impegno e al decisivo supporto di Regione Lombardia. È un passaggio importante, che conferma una visione di sviluppo coerente e di lungo periodo. Ma, altrettanto vero, la differenza l’hanno sempre fatta e continuano a farla le persone. I professionisti che hanno contribuito alla crescita clinica, scientifica e organizzativa dell’ospedale, consentendo a questa realtà di collocarsi stabilmente in un ranking nazionale e internazionale che la vede riconosciuta come struttura di riferimento e, in molti ambiti, con un ruolo di guida».

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Pur senza addentrarsi nella «qualifica» da attribuire al «Papa Giovanni», Locati riconosce che «viviamo un’epoca di trasformazioni profonde, la medicina e la sanità sono per loro natura aperte al cambiamento. In questo quadro, lo scenario che abbiamo di fronte è al tempo stesso molto sfidante e fortemente stimolante». «Lo sviluppo in un settore così centrale per il benessere collettivo non è mai il risultato di una singola decisione o di un unico attore, ma nasce dal concorso di idee, proposte e soprattutto azioni concrete – rimarca Locati –. Con questo spirito l’ospedale Papa Giovanni XXIII intende continuare a operare: valorizzando il patrimonio costruito in quasi un secolo di storia, investendo su competenze, ricerca e innovazione, e mantenendo uno sguardo aperto alle collaborazioni con l’università, le istituzioni e il sistema territoriale, nella consapevolezza che solo attraverso un autentico “fare sistema” è possibile affrontare le sfide dei prossimi decenni».

L’Università e Medicina

«Questo territorio può e deve riconoscere di avere al proprio interno punte di eccellenza assolute nel mondo della salute. Realtà come l’Asst Papa Giovanni non sono oasi isolate, ma poli avanzati che hanno dimostrato nel tempo di saper coniugare qualità clinica, ricerca e capacità di visione». Parte da qui la riflessione di Sergio Cavalieri, rettore dell’Università di Bergamo: «La medicina esige oggi una contaminazione tra aree disciplinari. Il nostro ateneo sta già percorrendo questa strada, ad esempio con il corso di laurea in Medicine and Surgery in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca, con il centro di ricerca sulla longevità, con il dottorato su salute e ricerca insieme al Mario Negri, con gli studi sull’intelligenza artificiale». Il ragionamento si posa così sui margini per avere anche a Bergamo una facoltà di Medicina: «Occorre riflettere sulle sfide e sulle opportunità di una nuova concezione del profilo del medico, capace di integrare competenze cliniche, scientifiche, tecnologiche e sociali. Sfide e opportunità che il nostro ateneo, forte delle competenze sviluppate in questi anni e delle alleanze costruite, è pronto a raccogliere e a mettere in gioco», premette Cavalieri. Con una metafora, dice il rettore, «è un treno che passa ora e che richiede una responsabilità condivisa da parte di tutto il territorio». Certo non dipende solo dall’ateneo: «Istituire un corso di laurea in Medicina comporta delle fasi di sviluppo e progettazione e delle interazioni con attori a livello regionale e nazionale – puntualizza Cavalieri –. È un cammino che può essere intrapreso ma che necessita di una adeguata ponderazione. Quel che è certo è che occorre una maggiore consapevolezza sul potenziale enorme che questo territorio ha».

Fare rete

Per Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo, «la filiera della salute e quella biomedicale che uniscono ricerca, produzione avanzata, servizi innovativi, alta formazione, rappresenta uno degli ambiti chiave e trova già sul nostro territorio un cluster di imprese innovative e internazionalizzate». Per questo, prosegue, «in un ecosistema evoluto come il nostro, disporre di una facoltà di medicina a Bergamo significa unire tutti questi tasselli e garantire al territorio la presenza di percorsi di formazione e di ricerca specializzati e coerenti con i suoi asset. Significa investire nella direzione dell’innovazione come leva di sviluppo e di attrattività. Confindustria Bergamo questa direzione l’ha presa da tempo e continuerà a fare la sua parte insieme all’Università, al mondo della ricerca e alle Istituzioni a supporto di progetti ambiziosi e di visione come questo».

«La ricerca dell’eccellenza è sempre stata in cima alle mie priorità, così come la ferma convinzione che il percorso dell’innovazione sia il modo migliore per raggiungere quell’eccellenza», commenta Alberto Bombassei, fondatore e presidente del Kilometro Rosso: «A Bergamo abbiamo tutti gli ingredienti necessari per competere in questa corsa, che va affrontata mettendo assieme la migliore squadra possibile. Per questo motivo ho fortemente voluto il progetto del Kilometro Rosso che, dopo aver dimostrato di poter essere un efficace aggregatore di competenze, oggi è pronto a crescere nel progetto di una nuova Fondazione con il contributo dell’Università, di Confindustria e di tutte le realtà che potranno e vorranno contribuire – aggiunge Bombassei, ricordando un altro dei progetti in campo per rafforzare le sinergie –. Mi auguro che molti possano unirsi a questo sforzo, che potrà restituire a Bergamo più innovazione, più competenze e la capacità di resistere e reagire meglio di altri ai cambiamenti».

A livello istituzionale, anche il presidente della Provincia Pasquale Gandolfi apprezza il richiamo a «fare rete»: «È una priorità, è un impegno costante anche del nostro ente. Sono favorevole all’individuazione del “Papa Giovanni” come azienda ospedaliera, mi ero espresso così già in passato. La qualità del nostro ospedale deve essere riconosciuta a livello nazionale come eccellenza. La facoltà di Medicina? Se questo può portare a più medici sul nostro territorio, ben venga».

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