Il dolore degli amici e dei clienti del Baretto: «Qui come una famiglia, siamo sconvolti»
Al Baretto vicino allo stadio, il locale dove Valentina Sarto lavorava, non si capacitano della morta della 41enne, uccisa a coltellate dal marito. Fuori dal locale sono affissi due fogli: «Chiuso per lutto. Rispetto, grazie».
Gli occhiali scuri e il trucco che cola sulle guance. È distrutta Marisa, la vicina al piano superiore della palazzina dove viveva Valentina Sarto. Ha partecipato anche al presidio sotto la casa della 41enne. «Per me era una sorella. Mi sono trasferita qui da sola, in una città che non conoscevo, e mi è stata vicina. Era buona come poche al mondo», racconta la giovane. Al matrimonio dell’amica con il marito Vincenzo l’anno scorso c’era anche lei. «Io ho visto solo una coppia innamorata. Non ho mai saputo nulla delle loro crisi né ho mai sentito litigi o urla, altrimenti avrei potuto fare qualcosa. Davanti a me si comportavano normalmente». Anche lui, il marito che l’ha uccisa, non ha mai destato sospetti ai suoi occhi. «Con me si è sempre comportato bene», dice Marisa.
«Io ho visto solo una coppia innamorata. Non ho mai saputo nulla delle loro crisi né ho mai sentito litigi o urla, altrimenti avrei potuto fare qualcosa. Davanti a me si comportavano normalmente»
La sofferenza delle colleghe al Baretto
«Nell’ultimo periodo aveva manifestato preoccupazione, ma non al punto da avvertire paura da parte sua - conclude -. Mi fa male non aver capito come poterla aiutare di più»
Anche al Baretto vicino allo stadio, dove Valentina lavorava, non si capacitano di ciò che è successo. Fuori dal locale sono affissi due fogli: «Chiuso per lutto. Rispetto, grazie». Le dipendenti non hanno voglia di parlare: troppa la rabbia e la sofferenza. È così anche per Sara Mazzoleni, la titolare, che per ore resta dentro al bar. Poi, una volta uscita, sbotta: «Non si può avere paura nel 2026 a chiudere una relazione perché non ci sono più i sentimenti. Lei voleva terminare la relazione, ma non le è stata data la possibilità. La verità è che le donne hanno paura, costantemente», dice Sara, che da un annetto aveva accolto Valentina nello staff. «Sto male e sono sconvolta. Siamo una famiglia qui». Qualcosa della crisi del matrimonio, dice Sara, sapeva. «Nell’ultimo periodo aveva manifestato preoccupazione, ma non al punto da avvertire paura da parte sua - conclude -. Mi fa male non aver capito come poterla aiutare di più».
«Desiderava diventare mamma»
«Era una donna di carattere e di grande dolcezza», dice un amico di Valentina, che preferisce restare anonimo. Ricorda una persona decisa, ma altrettanto «materna con i bimbi». Parla del rapporto affettuoso che la donna aveva con la sua bambina: «Quando portavo mia figlia al bar, Valentina si avvicinava subito per baciarla, e misuravamo quanto cresceva con delle tacche sul bancone». Lui ricorda anche del desiderio di cui lei gli aveva parlato nel 2023, «di diventare mamma», una confidenza fatta perché anche lui e la sua ex avevano cercato a lungo la genitorialità, riuscendo infine ad avere una bimba, con cui Valentina si era sempre mostrata molto affettuosa. «Quando sono stato in difficoltà mi è stata molto vicina, ha mostrato una tenerezza che non tutti hanno», aggiunge ricordando che la donna aveva aggiunto al lavoro al Baretto anche la vendita «di libri per bambini, non ricordo per quale casa editrice». Conosceva appena il marito, incrociato quasi di sfuggita al Baretto. E ricorda che nell’ultimo periodo lei si mostrava come «rinata». Quando ha letto la notizia del delitto, prima che fosse reso noto il nome della vittima, «le ho scritto: è successo qualcosa nella strada dove abiti». E lei non aveva risposto. «È sconvolgente leggere le news, vedere le sue foto , mi sembra tutto surreale».
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