(Foto di Bedolis)
IN CENTRO. L’uomo colpito da una carambola tra auto: rianimato da un taxista. Una ragazza: «Era appena transitato un gruppo di persone, fosse accaduto un attimo prima sarebbe stata una strage».
«Se fosse accaduto un secondo prima, l’auto sarebbe piombata su una decina di pedoni e sarebbe stata una strage. Quel signore camminava dietro un gruppo di persone che aveva appena oltrepassato l’incrocio. Era da solo, stava attraversando da viale Papa Giovanni verso i Propilei, accanto alle strisce. Aveva il semaforo giallo, con il conto alla rovescia dei secondi già iniziato. Dopo che la macchina l’ha colpito, è volato all’indietro ed è caduto sull’asfalto». Emina, 17 anni, studentessa di Bergamo, stava stazionando sotto il porticato dei Propilei dopo aver terminato le lezioni. «Ho sentito il botto, mi sono girata e ho visto. Sono accorsa, perdeva tanto sangue», racconta ancora scossa.
È in fin di vita il 60enne di Bergamo investito il 15 gennaio poco dopo le 14 in Porta Nuova, all’incrocio che è il cuore del traffico della città. Falciato dopo una carambola fra due auto, una delle quali è passata con il semaforo rosso. La Fiat 500 che l’ha colpito proveniva da via Camozzi e viaggiava dritta verso via Tiraboschi, in direzione Coin. «Sono passato con il verde, per me era verde – assicura il 75enne di Azzano S. Paolo che era alla guida (sul sedile a fianco c’era la moglie) –. Non andavo forte, non più di 60 km/h. L’altra auto è arrivata troppo alla svelta, non sono riuscito a evitarla». La seconda vettura è una Kia Sportage guidata da un 50enne: arrivava da viale Roma diretta verso la stazione. «Sono ripartito quando è scattato il verde al semaforo. Davanti a me c’erano altre auto – racconta il conducente –. Quella 500 me la sono trovata di fronte all’improvviso».
La Kia centra la fiancata destra dell’altra auto, che subisce una rotazione di 180° e va a colpire con l’angolo posteriore sinistro il pedone. Il 60enne viene catapultato a terra e riporta lesioni gravissime, soprattutto al capo. Alla scena assiste un centinaio di persone e l’incidente ripropone il tema sicurezza stradale nelle vie del centro, dopo che a settembre un altro pedone, Carmine Arcidiacono, 90 anni, era stato investito e ucciso sulle strisce da un camion in via Camozzi. Per consentire i rilievi della polizia locale, ieri via Tiraboschi è rimasta chiusa fino al tardo pomeriggio (deviato anche il tragitto degli autobus Atb).
«Stavo bevendo un caffè al bar Turismo (a una ventina di metri dal punto dell’incidente, ndr)», ricorda Massimiliano Manzoni, presidente del consorzio radiotaxi di Bergamo, tra i primi a soccorrere il ferito, insieme a una pattuglia della polizia locale che stava transitando in quel momento. «Ho sentito il rumore dell’urto e sono corso fuori. Ho visto quell’uomo riverso a terra. Sono volontario della Croce Bianca e per istinto sono andato a soccorrerlo – continua Manzoni –. Era incosciente, ma all’inizio i battiti del polso c’erano. L’ho messo in posizione di sicurezza e cioè adagiato su un fianco per facilitare la respirazione. Stavo chiamando il 112, ma lo aveva già fatto una ragazza, che mi ha poi passato il suo telefono. Ho comunicato le condizioni e ho atteso l’arrivo dell’ambulanza. Poi, quando non ho più avvertito i battiti del polso ho cominciato a praticare il massaggio cardiaco».
L’uomo era finito in arresto cardiocircolatorio e il taxista per più di 10 minuti ha proseguito con la manovra. «Poi è arrivato il personale del 118 e ho lasciato fare a loro», aggiunge. Il ferito è stato a quel punto intubato e caricato sull’ambulanza, rimasta ferma in Porta Nuova per parecchi minuti, inducendo così a ritenere che fosse sopravvenuto il decesso. I medici stavano invece stabilizzando il paziente. E, in effetti, l’autolettiga è ripartita qualche minuto più tardi, prima in sirena e poi muta una volta arrivata nei pressi del Coin. Destinazione «Papa Giovanni», dove il 60enne a tarda ora rimaneva in condizioni disperate.
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