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DOPO IL FEMMINICIDIO. Il racconto di chi le voleva bene, Vincenzo Dongellini era depresso e in cura da una psichiatra. Dimesso, non ha risposto al pm. Si attende ora l’esito dell’autopsia in programma venerdì mattina 20 marzo.
«Eravamo noi a insistere perché andasse via di casa, ma lei pur non amandolo più voleva stargli vicino». A parlare, sentite dagli agenti della squadra Mobile della questura, sono le amiche più intime di Valentina Sarto, la barista di 41 anni uccisa mercoledì mattina dal marito Vincenzo Dongellini nella loro abitazione di via Pescaria. Emerge, soprattutto dalle dichiarazioni dell’amica del cuore e testimone di nozze, Silvia Spinelli di Cene, e dell’uomo con cui Valentina aveva una relazione da febbraio, Moris Panza di Almenno San Bartolomeo, che ad essere più preoccupati dal comportamento del 49enne erano le persone che le stavano vicino.
Dongellini, ex magazziniere che da due anni percepiva l’indennità di disoccupazione, ormai agli sgoccioli, era depresso e in cura da una psichiatra. Gli amici hanno riferito che quando la depressione si faceva particolarmente forte si chiudeva in casa e non voleva vedere nessuno.
Le amiche: «Eravamo noi a insistere perché andasse via di casa, ma lei pur non amandolo più voleva stargli vicino»
Gli agenti ascolteranno la dottoressa, ma dai primi riscontri, sentito anche il medico di base, sembra che nulla facesse presagire una reazione tanto violenta.
Agli agenti il marito ha dichiarato che anche Valentina aveva un coltello, ma su questo punto gli accertamenti sono in corso
Valentina Sarto è stata uccisa con 6-8 coltellate, almeno due alla gola e le altre nella parte alta del tronco, quasi sulla schiena, inferte di punta con un coltello che è stato ritrovato, insanguinato, sul letto insieme a un altro, pulito, sequestrato insieme a un terzo, più piccolo, con cui il 49enne si sarebbe inferto ferite ai polsi dopo aver bevuto della candeggina nel tentativo di togliersi la vita. Agli agenti ha dichiarato che anche Valentina aveva un coltello, ma su questo punto gli accertamenti sono in corso.
«Ho litigato con Valentina, l’ho colpita» ha detto alla figlia. Agli agenti non ha aperto, li ha aspettati seduto sul divano. Il corpo della moglie, già freddo, era in camera, tra il letto e l’armadio, in posizione seduta, con la testa riversa verso il basso. Sul pavimento un lago di sangue
La 41enne è morta presumibilmente intorno alle 10. Dongellini ha chiamato la figlia di 22 anni che abita nel Cremasco, avuta da una precedente relazione (lei e la ex sono state sentite), poco prima di mezzogiorno, orario in cui gli agenti sono arrivati insieme ai Vigili del fuoco per tagliare le sbarre del cancello e aprire la porta di casa. «Ho litigato con Valentina, l’ho colpita» ha detto alla figlia. Ma agli agenti non ha aperto, li ha aspettati seduto sul divano. Il corpo della moglie, già freddo, era in camera, tra il letto e l’armadio, in posizione seduta, con la testa riversa verso il basso. Sul pavimento un lago di sangue.
Nessun segno di colluttazione, il primo esame esterno del medico legale Matteo Marchesi del Papa Giovanni non è stato sufficiente a stabilire se l’aggressione sia avvenuta alle spalle o di fronte. Venerdì mattina è stata fissata l’autopsia, che chiarirà con esattezza il numero delle ferite, la dinamica e l’ora esatta della morte: il sostituto procuratore Antonio Mele che coordina le indagini ha affidato l’incarico a Luca Taiana dell’Istituto di medicina legale di Pavia. Dongellini è assistito dall’avvocato Stefania Battistelli, che non ha nominato un consulente per l’esame.
Il 49enne, dopo aver passato la notte in ospedale è stato dimesso e trasferito in carcere. Mercoledì sera il pm insieme al procuratore aggiunto Maria Cristina Rota è andato al Papa Giovanni per interrogarlo, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Non era in grado di sostenere un colloquio» ha spiegato l’avvocato.
Venerdì pomeriggio o sabato mattina Dongellini, accusato di femminicidio, sarà interrogato dal gip per la convalida e, se vorrà, potrà spiegare cosa lo abbia spinto a uccidere la donna che amava da 11 anni.
Si erano fidanzati il 20 febbraio 2015, sposati il 24 maggio 2025. Una relazione apparentemente senza ombre fino a quando, come hanno spiegato le amiche, Dongellini era caduto in depressione e lei, a febbraio, aveva iniziato una nuova relazione. «Aveva detto al marito che non lo amava più e che si era innamorata di un altro, ma non voleva farlo soffrire». «Le avevo detto di andare via di casa, ma lei non voleva» ha dichiarato Panza agli investigatori.
Venerdì pomeriggio o sabato mattina Dongellini, accusato di femminicidio, sarà interrogato dal gip per la convalida e, se vorrà, potrà spiegare cosa lo abbia spinto a uccidere la donna che amava da 11 anni
«Lei non aveva voluto presentare denuncia»
Sabato scorso l’aveva accompagnata dai carabinieri di Almenno San Salvatore per chiedere consigli su come comportarsi. I militari le avevano fornito tutte le informazioni e spiegato le procedure per attivare il codice rosso, «ma lei non aveva voluto presentare denuncia» ha spiegato Panza, che ha consegnato agli investigatori i messaggi che lei gli mandava quando litigava con il marito, nei quali diceva che lui la minacciava. Sono stati sequestrati i cellulari di entrambi i coniugi per capire il tenore dei messaggi che si scambiavano, soprattutto nei giorni precedenti il delitto.
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