Pamela, l’amico chiarisce: «Dai carabinieri ma solo informalmente»
IL CASO. Dopo la profanazione a Strozza, la nota del legale di Francesco Dolci: «Nei suoi confronti ripetute e quasi quotidiane minacce, lesioni personali, aggressioni».
Strozza
Si indaga sul macabro gesto avvenuto al cimitero d Strozza dove il corpo di Pamela Genini, la modella di 29 anni uccisa dall’ex, è stato profanato. I carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo, coordinati dal pm Giancarlo Mancusi, sono al lavoro mentre il legale della famiglia non esclude «che dietro il raccapricciante episodio possano celarsi una mente pericolosa» e un atto riconducibile «a dinamiche di possesso deviate e a un pensiero disturbato e ossessivo nei confronti di Pamela, della sua immagine e della sua identità».
Francesco Dolci: «Nessuna dichiarazione spontanea ai carabinieri»
Nella giornata di domenica 29 marzo sulla vicenda è intervenuto anche Francesco Dolci, l’amico della giovane che era solito farle visita al cimitero. Si tratta di un chiarimento che arriva dall’avvocato Eleonora Prandi, legale di fiducia di Dolci, in merito alle notizie circolate dopo i fatti di venerdì 27 marzo legati al caso della salma di Pamela Genini.
In una nota stampa, il difensore smentisce che Dolci abbia chiesto di essere ascoltato o abbia reso dichiarazioni spontanee ai carabinieri di Almenno San Salvatore. Secondo quanto precisato, Dolci non sarebbe stato sentito come persona informata sui fatti, ma avrebbe fornito solo elementi informali potenzialmente utili alle indagini.
Nel comunicato, l’avvocato Prandi sottolinea inoltre come il proprio assistito, a partire dal giorno del femminicidio fino ad oggi, sarebbe stato a sua volta vittima di numerosi episodi quali «ripetute e quasi quotidiane minacce/intimidazioni, lesioni personali, aggressioni, violazioni di domicilio, diffamazioni aggravate a mezzo stampa e calunnia da parte di autori diversi» si legge nella nota.
«Confidando nell’operato delle Autorità Giudiziarie – si legge ancora nel comunicato – ci si auspica che si possa arrivare in tempi brevi all’individuazione dei responsabili».
La ricostruzione della profanazione
Secondo le prime ricostruzioni, l’operazione non sarebbe stata compiuta da un singolo individuo: l’entità dello scempio e il peso del feretro, stimato fino a 200 chili, suggeriscono infatti l’azione coordinata di più persone che avrebbero agito nel cuore della notte scavalcando le recinzioni della struttura. La procura, che ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per vilipendio e sottrazione di cadavere, in quanto la testa è stata portata via, disporrà degli accertamenti sulla salma di Pamela per cercare di risalire alla data in cui è stata profanata la sua tomba. Una tempistica che, al momento, è ampia: va dalla sepoltura del 24 ottobre scorso sino alla sera di domenica scorsa. Tutte le operazioni sono state svolte con cura: dal momento in cui la bara è stata presa, all’apertura con un flessibile, al taglio preciso e la sottrazione della testa, sino alla chiusura e risistemazione nel loculo. Azioni che fanno ipotizzare che, chi ha agito, non volesse che si scoprisse l’accaduto. E probabilmente, se lunedì non ci fosse stato il trasferimento dal feretro, dal loculo alla tomba di famiglia, probabilmente questa profanazione sarebbe rimasta nell’ombra. Sono stati gli incaricati del trasferimento che si sono accorti – grazie al loro occhio esperto – che c’era stata una possibile manomissione.
Le telecamere nella zona
Ci sono telecamere che riprendono il cimitero sia all’interno sia all’esterno, con le immagini che si cancellano dopo una settimana. I carabinieri hanno acquisito il server ma ci vorranno tempo e approfondimenti specifici per riuscire a recuperare qualche immagine utile alle indagini.
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