Israele oltre ogni limite: l’Ue abbia più coraggio
MONDO. «Trattamento incivile inflitto a persone fermate illegalmente in acque internazionali, che tocca un livello infimo ad opera di un ministro del governo di Israele».
Lettura 2 min.Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affiancato con toni e argomenti simili dalla prima ministra Giorgia Meloni e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il riferimento è a un video che ha fatto in fretta il giro del mondo e mostra Itamar Ben-Gvir, ministro per la Sicurezza nazionale di Israele, aggirarsi negli stanzoni del porto di Ashdod dove sono ammassati gli attivisti della Flotilla (430 in totale, tra i quali 29 italiani) che la marina di Israele ha sequestrato in acque internazionali, sbeffeggiarli, minacciarli mentre sono costretti in ginocchio dagli agenti dello Shin Bet, qualificarli di essere «sostenitori del terrorismo» e invocare per loro lunghe pene detentive. Compatta, sdegnata e quasi incredula, dunque, la reazione delle massime cariche istituzionali italiane, che delle ragioni di Israele sono state sempre rispettose (fin troppo, direbbe qualcuno) e alle quali non può essere imputato alcun partito preso.
Compatta, sdegnata e quasi incredula, dunque, la reazione delle massime cariche istituzionali italiane, che delle ragioni di Israele sono state sempre rispettose (fin troppo, direbbe qualcuno) e alle quali non può essere imputato alcun partito preso.
Ben-Gvir sappiamo chi è. Un estremista di destra, già condannato per istigazione al razzismo. Un fanatico che minacciò il primo ministro Itzhak Rabin, firmatario degli Accordi di Oslo, che due settimane dopo venne assassinato da un colono. Il ministro della Sicurezza che, circondato di guardie, fa il gradasso con gli attivisti ma che il 7 ottobre del 2023 non fu capace di proteggere Israele dagli stragisti di Hamas. A Benjamin Netanyahu i voti di questa destra sono indispensabili per restare al governo, ma la sua esperienza politica lo ha subito spinto a correre ai ripari, dichiarando che «il modo in cui il ministro Ben-Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele». Un cerottino (più deciso il ministro degli Esteri Katz: «Con questa vergognosa performance, hai consapevolmente arrecato danno al Paese, e non è la prima volta») fatto per non urtare i seguaci di Ben-Gvir, visto che tra non molto in Israele ci saranno le elezioni, e calmare le proteste dall’estero. Fermo restando che non si capisce come valori e norme possano contestare lo stile di Ben-Gvir e giustificare invece la strage di decine di migliaia di donne e bambini a Gaza.
Il diritto internazionale
A questo punto, però, si corre il rischio di concentrarsi troppo sullo squallore del personaggio e trascurare il nocciolo politico della questione, quello che peraltro Netanyahu ha rivendicato e Mattarella ha subito evidenziato: il sequestro di centinaia di persone, che peraltro non avevano commesso alcun reato, in acque internazionali. Il premier israeliano, con un’argomentazione alle soglie della fantascienza, ha detto che «Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza». Non è vero, non ne ha alcun diritto. Nessuno ha il diritto di abbordare dove gli pare e piace un qualunque naviglio e prendere l’equipaggio prigioniero. Men che meno, poi, per difendere acque territoriali che erano ancora ben lontane, visto che la Flotilla navigava al largo di Cipro. Tralasciamo poi la solita litania per cui chiunque critichi il governo di Israele è, ipso facto, un sostenitore di Hamas.
Bombardati otto Paesi in due anni
Questa considerazione ne porta con sé un’altra. L’esibizione di Ben-Gvir non nasce solo dal livello vergognoso del personaggio. Il suo retroscena è la consapevolezza che, oggi, a Israele sono permesse cose che forse mai nella storia sono state permesse a uno Stato. Bombardare otto Paesi in due anni, per esempio, compreso il Qatar che stava lavorando come mediatore tra Israele e Hamas. Occupare un pezzo di Siria e pianificarne la militarizzazione. Stipulare una tregua con il Libano e poi occuparne una parte e abbatterne i villaggi. Andare alla conquista della Cisgiordania mandando avanti i coloni trasformati in una milizia protetta dall’esercito. E così via, fino all’attuale sequestro di persona.
L’Italia e la Francia hanno convocato gli ambasciatori di Israele per una protesta ufficiale. Ma è chiaro a tutti che questa è acqua fresca. È più che giunta l’ora di fare passi più decisi e precisi, arrivando magari a spingere la pavida Europa sulla strada di quelle sanzioni economiche che non sono mai state prese davvero in considerazione, nemmeno nella loro versione più pallida e formale.
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