La tragedia s’inasprisce e si risolverà solo a Mosca

Il commento. Siamo arrivati prima del previsto al punto di svolta. Gli specialisti sapevano infatti perfettamente che il pericolo atomico si sarebbe concretizzato con il tentativo di Kiev di riprendersi la Crimea, strategicamente la vera causa principale del contendere. La sorpresa è semmai che le seconde più potenti Forze armate al mondo hanno mostrato lacune insospettabili, che - in aggiunta alle eccezionali sanzioni comminate dall’Occidente e al diniego cino-indiano di fare fronte comune - costringono il Cremlino ad uscire al più presto dalla palude ucraina.

La tragedia s’inasprisce e si risolverà solo a Mosca
Poliziotti russi fermano una giovane durante le proteste in piazza dopo il discorso di Puti
(Foto di Ansa)

Da febbraio isolato internazionalmente e in un vicolo cieco, Vladimir Putin oggi non ha più scelta. Sa perfettamente che, per mantenere il potere, deve presentare al Paese un qualcosa di simile ad una vittoria ai danni dei tradizionali nemici occidentali che vogliono «distruggere la Russia». I «neonazisti» sono sull’uscio di casa è il messaggio recapitato. Il capo del Cremlino reagisce da russo, sbattendo i pugni sul tavolo e ponendo le sue condizioni. Dice insomma: dove si trovano le nostre Forze armate in Ucraina quello è territorio nostro. Laggiù le popolazioni locali, in un libero referendum, voteranno per unirsi alla Grande Madre Patria. Entrando a far parte della Federazione russa, quelle terre non saranno più attaccabili, altrimenti si rischierebbe di venire colpiti «con tutti i mezzi a disposizione». Compresa l’arma atomica. «Non è un bluff», ha sottolineato Putin.

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