Per l’Ucraina finestra negoziale da cogliere
MONDO. Di nuovo ad Est si è aperta una finestra negoziale. Negli ultimi tempi ciò accade una volta ogni circa 6 mesi. «Siamo pronti a trattare sulla base delle intese di Istanbul (marzo 2022) e dello spirito di Anchorage (agosto 2025)» ha all’improvviso dichiarato Vladimir Putin, che, un paio di mesi fa, ha tentato di imporre il suo amico, ex cancelliere tedesco Schroeder, come mediatore per l’Unione europea.
Lettura 2 min.Ma perché proprio adesso? E perché un negoziato con i Ventisette? Primo, il tempo stringe. L’americano Trump, considerato al Cremlino l’unico capace di «convincere» gli occidentali sull’Ucraina in modo favorevole a Mosca, è prossimo, a settembre, ad una débâcle elettorale e verrà forse ridimensionato. L’Europa (Ue e Gran Bretagna) ha aperto il portafoglio e sostiene finanziariamente e militarmente Kiev. Tutti i precedenti calcoli del Cremlino, come al solito, si sono rivelati sbagliati.
Secondo, le Forze armate russe sono impantanate in Ucraina. Se Kiev avesse sufficienti truppe di terra il fronte in Donbass oggi forse cadrebbe. Terzo, i droni ucraini hanno messo in ginocchio la logistica federale nelle terre «liberate» e in Crimea, le industrie energetiche nella zona europea hanno subito pesanti danni. Il carburante è razionato in mezza Russia. In breve - ormai lo si è capito - nessuno può vincere militarmente il conflitto che, più si allunga, maggiori danni causerà a Mosca. Un serio campanello d’allarme è stato il bombardamento a Volgograd (oltre mille chilometri dal confine ucraino) con i nuovi missili «Flamingo» di una fabbrica strategica di armi.
Da abile giocatore di poker l’ex spia del Kgb ha nascosto, per anni, i suoi veri obiettivi, ossia abbattere l’Europa che è il polo che attrae tutti nel Vecchio continente e ha messo in secondo piano il polo russo. Adesso ci stiamo avvicinando al giorno in cui bisognerà comunque iniziare il vero negoziato, che è Russia-Europa (Ue, Regno Unito)-Ucraina
Di qui la finestra negoziale, sebbene i belligeranti mantengano le stesse posizioni diplomatiche da anni. Quali altre novità? Putin ha perso la battaglia mediatica con Zelensky, dimostrando pubblicamente che è il russo a non volere la pace. I «falchi» nazionalisti lo hanno invitato ad utilizzare l’arma atomica. Tale minaccia potrebbe servire per ottenere qualche concessione negoziale dagli occidentali? Putin ha poi affermato di non volere un’Europa della «difesa» e «militarizzata», ma, in realtà, è lui ad aver provocato questo scenario per l’irritazione dei membri Ue della Nato costretti ad aumentare le spese per la Difesa. Da abile giocatore di poker l’ex spia del Kgb ha nascosto, per anni, i suoi veri obiettivi, ossia abbattere l’Europa che è il polo che attrae tutti nel Vecchio continente e ha messo in secondo piano il polo russo. Adesso ci stiamo avvicinando al giorno in cui bisognerà comunque iniziare il vero negoziato, che è Russia-Europa (Ue, Regno Unito)-Ucraina. Ecco perché Putin vorrebbe come rappresentante unico europeo Schroeder, mentre la migliore sarebbe Angela Merkel, che è riuscita per anni a «contenere» il russo e da buona tedesca orientale, per anni vissuta sotto il comunismo, sa bene come trattare con persone con il background del capo del Cremlino.
Al momento non esiste una base negoziale. Come ribadito dagli americani, non c’è alcuno «spirito di Anchorage» (dal summit dell’agosto 2025) o accordo segreto Trump-Putin. Lo stesso vale per le «intese di Istanbul»: da varie fonti sappiamo che diverse furono le versioni di una possibile intesa, ma nessuna fu mai approvata. Ecco, pertanto, il perché il cancelliere Merz propone, ora per l’ennesima volta, la soluzione «alla coreana» (come nel 1953) per fermare l’inutile bagno di sangue. Cioè ci si ferma qui, poi si vedrà. Per la «pace giusta» e duratura servono un accordo sull’Ucraina e uno sull’architettura geopolitica-strategica nel Vecchio continente. La strada è in salita, ma non è una novità.
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